Dentro Canton Mombello: cosa abbiamo visto davvero

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Visita al carcere di Canton Mombello

Accompagnati dai professori Marchione Domenico e Guerra Mauro e dalle professoresse Beatrice Spallinger e Miria Dalzovo, noi studenti della classe 5M dell’ITIS di Lonato abbiamo avuto l’opportunità di visitare il carcere di Canton Mombello a Brescia.

Non si è trattato di una semplice uscita didattica, ma di un’esperienza intensa che ci ha messo di fronte a una realtà spesso ignorata o raccontata solo superficialmente. Entrare in un carcere significa confrontarsi con storie difficili, con errori, ma anche con tentativi concreti di ricominciare.Screenshot 2026-05-01 002613

L’emergenza del sovraffollamento

Uno degli aspetti che ci ha colpito maggiormente è stato il problema del sovraffollamento: i detenuti sono più di quanti la struttura possa realmente ospitare. Questa situazione crea difficoltà nella gestione quotidiana, negli spazi e nelle attività, rendendo la vita in carcere più complessa sia per chi è detenuto sia per chi ci lavora.

Oltre le sbarre: scuola e lavoro

Nonostante queste criticità, abbiamo osservato anche la presenza di opportunità importanti. All’interno del carcere è attiva una scuola, che consente ai detenuti di continuare a studiare. Questo non rappresenta solo un modo per occupare il tempo, ma una reale possibilità di crescita personale e di reinserimento nella società.

Sono presenti anche attività lavorative che permettono di imparare un mestiere e sviluppare un senso di responsabilità. Accanto a queste, esistono percorsi di recupero dalle dipendenze, fondamentali per chi ha avuto problemi legati a droghe o ad altre forme di dipendenza.

Questi programmi dimostrano che il carcere non è soltanto un luogo di punizione, ma può diventare anche uno spazio di cambiamento e di ricostruzione personale.

La voce dei detenuti

Un elemento che ci ha colpito positivamente è il giornalino del carcere, scritto direttamente dai detenuti. Attraverso questo strumento possono raccontare le proprie esperienze, esprimere pensieri e mantenere un contatto, anche se indiretto, con il mondo esterno. È un modo concreto per dare voce a chi spesso non ne ha.

La parte più significativa della visita è stata l’incontro diretto con alcuni detenuti. Abbiamo avuto modo di ascoltare le loro storie, parlare apertamente dei loro errori e delle loro esperienze, comprese quelle legate alle dipendenze.

Le loro testimonianze ci hanno fatto riflettere profondamente sulle conseguenze delle scelte sbagliate, ma anche sulla possibilità di cambiare e migliorarsi.

Conclusioni

Questa esperienza ci ha lasciato molto su cui riflettere. Abbiamo compreso che dietro ogni persona detenuta esiste una storia complessa e che il carcere, pur con tutti i suoi limiti, può offrire strumenti concreti per ricominciare.

Non è stata soltanto una visita, ma una vera e propria lezione di vita che difficilmente dimenticheremo.

Studenti: Nodari Matteo, Pinto Simone – 5M