IL VITTORIALE degli ITALIANI

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IMG-20251030-WA0009L’11 aprile la nostra classe, la 5^B, ha vissuto una giornata fuori dal comune  visitando il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Appena varcati i cancelli  della cittadella monumentale di Gabriele d’Annunzio, l’emozione alle stelle: ci  siamo subito divisi in due gruppi e il mio ha iniziato il percorso proprio dalla  Prioria, la casa-museo dove il Vate ha trascorso i suoi ultimi anni.

L’ingresso ci ha proiettato immediatamente nel suo mondo eccentrico. La casa è  divisa da due corridoi: uno, con il soffitto basso e scuro, era destinato agli ospiti  non graditi o “profani”, mentre l’altro era per gli amici intimi. È stato affascinante  scoprire come d’Annunzio usasse l’architettura per filtrare i rapporti umani.  Proseguendo, siamo rimasti colpiti dalla Stanza del Mascherai, dove Mussolini fu  costretto ad attendere il poeta per ore. D’Annunzio, per nulla intimorito dal potere  politico, aveva fatto installare uno specchio con un’iscrizione sopra che recita: “Al  visitatore: Teco porti lo specchio di Narciso? Questo è quel vetro ove si vede il vero. Se guardi  il tuo viso, guarda che non ti veda il tuo pensiero”, che in Italiano moderno sarebbe: “Al  visitatore: porti con te lo specchio di Narciso? Questo è il vetro dove si vede la verità. Se guardi  il tuo volto, fa’ attenzione che il tuo stesso pensiero non ti veda (per quello che sei realmente) “. L’intento del Vate era provocatorio: era un modo per dire a Mussolini, mentre  lo faceva attendere ore in quella stanza: “Puoi ingannare il mondo con la tua  immagine, ma qui, davanti a questo specchio, non puoi nascondere la verità a  te stesso”.

Gardone Riviera, Brescia. the open-air theatre

La cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta è l’incredibile quantità di oggetti: d’Annunzio era un accumulatore seriale di bellezza. La casa è letteralmente  saturata da un accumulo incredibile di oggetti: migliaia di libri, calchi in gesso,  stoffe orientali e preziosi vetri di Murano riempiono ogni centimetro disponibile.  Ciò che rende tutto ancora più magico e misterioso è la luce offuscata, una  penombra quasi totale che addolcisce i contorni di questa enorme collezione.  Questa scelta non era solo estetica, ma dettata da una necessità fisica: a causa di  un grave incidente aereo, il Vate soffriva di una forte fotofobia che lo costringeva  a vivere in ambienti oscurati. Questa semioscurità, filtrata da vetrate artistiche e  tendaggi pesanti, trasforma la dimora in un labirinto di riflessi e ombre, dove gli  artefatti sembrano prendere vita. Questa saturazione non era solo estetica, ma  rifletteva la sua ossessione di “fare della propria vita un’opera d’arte”, conservando  ogni possibile frammento di esperienza.

Un momento davvero suggestivo della visita è stato l’approfondimento sulla sua  spiritualità. Ci hanno spiegato che d’Annunzio non seguiva una sola fede, ma le  praticava e le mescolava tutte in una sorta di religione personale. Nella Stanza  delle Reliquie questo sincretismo è evidente: convivono icone cristiane, idoli  orientali e simboli pagani. Il cuore di questa stanza è però l’altare centrale, dove non si trova un crocifisso, ma un manubrio rotto e deformato. Si tratta del volante  del motoscafo del suo amico Sir Henry Segrave, morto in un incidente durante un  record di velocità. Per d’Annunzio quella era la “Reliquia della Velocità”, il  simbolo della sfida umana contro il limite, elevata a oggetto sacro.

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Dopo la casa siamo usciti nel giardino e siamo saliti sulla Nave Puglia, che è forse  la cosa più impressionante di tutto il posto. È la prua di una nave vera della Prima  Guerra Mondiale che è stata letteralmente incastrata nella collina. In parole  povere, quando la nave doveva essere demolita, d’Annunzio l’ha chiesta in regalo  e l’ha fatta portare lì pezzo per pezzo per ricordare le imprese dei marinai. Salire  sul ponte della nave e vedere il Lago di Garda da lassù è stato davvero incredibile. Infine siamo saliti fino al Mausoleo, dove d’Annunzio è sepolto.

Mi ha colpito molto riflettere sul fatto che d’Annunzio abbia deciso di donare tutto  questo immenso complesso monumentale all’Italia e al popolo italiano: non è stata  solo la reggia isolata di un esteta, ma un atto di amore estremo verso la nazione,  un testamento di pietra offerto con generosità a tutti noi affinché la sua visione non  andasse perduta. Questa visita mi ha segnato nel profondo; mi sono sentita quasi  sopraffatta da una personalità così straripante, eppure sono uscita dai cancelli con  una consapevolezza nuova: vedere dal vivo come un uomo sia riuscito a scolpire i  propri ideali nella roccia mi ha fatto sentire parte di una storia comune, rendendo  quella che doveva essere una gita scolastica un vero e proprio incontro con  l’immortalità.

Silvestri Moran 5B