Music and Movies: can we learn English?

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Chi l’ha detto che imparare una lingua debba richiedere noia e stress? Il corso tenuto nell’ultima settimana di agosto dal prof. Alves, con la collaborazione e la partecipazione del prof. Caioli, ha dimostrato il contrario: si può imparare una lingua o migliorarne la conoscenza divertendosi e rilassandosi. Per giorni, infatti, una quindicina fra ragazzi e ragazze, alunni del nostro istituto, si sono ritrovati la mattina per seguire il corso R-estate al Cerebotani potenziando l’inglese nel laboratorio informatico. Lo scopo delle trenta ore del corso era di implementare soprattutto la conoscenza dell’inglese parlato attraverso l’ascolto di canzoni e la visioni di film in lingua originale. Così in serene mattinate sono state ascoltate canzoni contemporanee, come la struggente Lost boy o evergreen come l’immortale Sound of silence. I partecipanti al corso non si sono limitati ad ascoltare le canzoni sviscerandone i testi, ma sono stati spinti a scatenare la loro creatività, rielaborando le canzoni, proponendo testi alternativi, sostituendo le parole originali con sinonimi; sotto la sapiente guida del prof. Alves, inoltre, hanno approfondito alcune tematiche storiche o sociali inerenti ai brani ascoltati, come ad esempio la questione irlandese legata alla canzone degli U2 Sunday Bloody Sunday, scritta per ricordare l’uccisione di undici manifestanti irlandesi ad opera dei paracadutisti inglesi. Ma c’è dell’altro: grazie alla presenza di ottimi musicisti fra i docenti e i partecipanti si è cantato insieme What a wonderful world (con tante scuse a Louis Armstrong e anche ai Ramones). Esaurita la parte musicale siamo passati alla visione dei film, cominciando da un classico come Dead poets society, con Robin Williams nei panni del carismatico professor John Keating e proseguendo con film più recenti come In time o film di grande impegno civile nonché di alto livello come Mississippi Burning. Anche in questo caso la visione del film non è stata solo un mezzo di miglioramento dell’inglese ma anche un pretesto per approfondire tematiche storico sociali. Naturalmente i ragazzi sono stati sollecitati ad una partecipazione attiva discutendo – rigorosamente in inglese e senza pronunciare una parola in italiano pena un’occhiataccia del prof. Alves – sul film e sulle tematiche affrontate. I dodici alunni e le tre alunne partecipanti hanno lavorato in maniera seria e partecipe, creando un bel gruppo collaborativo e divertito, tanto più ammirevole in quanto i ragazzi hanno sacrificato le ultime mattine estive per tornare in anticipo fra le mura scolastiche ma come ha detto uno di loro “se la scuola fosse tutta così sarebbe un piacere!”. A volte imparare può essere divertente.

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Who said that learning a language must be boring and stressful? The course held in the last week of August by prof. Alves, with the collaboration and participation of prof. Caioli, has shown the opposite: you can learn a language or improve your knowledge while having fun and relaxing. For 9 days, in fact, about fifteen boys and girls, pupils of our school, met in the morning to follow the “R-Estate” course at Cerebotani, improving their English skills in the computer lab. The aim of the thirty hours of the course was to implement above all the knowledge of spoken English by listening to songs and watching films in the original language.
This way, for a few quiet mornings contemporary songs were listened to, such as the touching Lost boy or timeless songs such as the immortal Sound of Silence. The participants in the course did not just listen to the songs and examine the lyrics, but were encouraged to unleash their creativity, reworking the songs, proposing alternative lyrics, replacing the original words with synonyms; under the wise guidance of prof. Alves, we also explored some historical or social issues inherent to the songs we heard, such as the Irish question linked to the U2 Sunday Bloody Sunday song, written to remember the killing of eleven Irish activists by British paratroopers. But there’s something more to say: thanks to the presence of excellent musicians among teachers and participants, What a wonderful world was sung together (with many apologies to Louis Armstrong and also to the Ramones). Once the musical part was consumed, we moved on to watching films, starting with a classic like Dead Poets Society, with Robin Williams in the role of the charismatic professor John Keating, continuing with more recent films such as In Time or films of great civil commitment as well as high-level such as Mississippi Burning. In this case too, watching the film was not only a means of improving English but also a pretext for deepening historical and social issues. Naturally, the students were encouraged to actively participate by discussing – strictly in English and without uttering a word in Italian, under penalty of a dirty look from prof. Alves – on the film and on the issues addressed. The twelve boys and three girls worked in a serious and participatory way, creating a nice collaborative and fun group, all the more admirable as the students sacrificed the last summer mornings to return early within the school walls but as one of them said: “if the school were all like this it would be a pleasure!”. Sometimes learning can be fun.

proff. Ricardo Alves, Paolo Caioli




Ludendo docere (o anche cantando)

Il professor Alves Araujo Ricardo ha sperimentato con successo una ‘nuova’ forma di apprendimento nella classe 2ªQ del liceo quadriennale, presso il nostro IIS Cerebotani, dove insegna lingua inglese. Convinto sostenitore della teoria di Chomsky, ovvero sulla innata potenza comunicativa del linguaggio, ha coinvolto gli studenti in una lectio di inglese attraverso la musica e il canto. Accompagnandosi con la chitarra, coadiuvato da uno studente che suona il sassofono, ha cantato con la classe la famosa canzone ‘Vincent’ di Don Mclean (nota anche come “Starry night”), gli studenti dapprima stupiti e poi invogliati dal docente, hanno cantato all’unisono il bellissimo pezzo musicale. Ciò che colpisce è la spontaneità e l’ottimo risultato ottenuto senza aver fatto prove in precedenza. Il video rende certamente più delle parole l’importanza della trasversalità nell’insegnamento-apprendimento ma anche l’entusiasmo che gli studenti mostrano se adeguatamente stimolati. Ecco allora il video che testimonia questo inedito esperimento. Buona visione.

prof. Domenico Marchione




Incontro con LegAmbiente

Il giorno 15 maggio 2021, sia da remoto che in presenza, diverse classi del nostro Istituto hanno potuto partecipare all’incontro di Educazione Civica sul tema “Conoscere il Territorio”, con gli interventi dei responsabili dell’Associazione LegAmbiente, Comitato Sos Terra ed Ecovolontari del circolo di Montichiari. Trattasi di associazioni senza fini di lucro, fatte di cittadini e cittadine che hanno a cuore la tutela dell’ambiente in tutte le sue forme, la qualità della vita, una società più equa, giusta e solidale. Tante battaglie, quindi, per un mondo migliore, combattendo contro l’inquinamento, l’illegalità e l’ingiustizia per la bellezza, la tutela, la qualità delle nostre vite. Auspichiamo, anche con questi eventi, un futuro migliore, soprattutto per il nostro territorio bresciano, maglia nera in Europa per inquinamento ambientale.
“La provincia di Brescia, capitale del tondino, nota per la metallurgia e l’acciaio (oltre che per le fabbriche d’armi della Val Trompia), si è ritagliata una nuova specializzazione industriale, lo smaltimento dei rifiuti”, da: “Mala-Terra, come hanno avvelenato l’Italia”, libro della giornalista Marina Forti. I dati parlano chiaro: nel territorio bresciano sono trattati ogni anno circa cinque milioni di tonnellate di rifiuti speciali (includendo gli impianti di recupero, demolizione, rottamazione, trattamento di vario genere e incenerimento) mentre quasi due milioni sono stati depositati in discarica, circa il 70% del totale smaltito in tutta la Lombardia.
Che dire? Speriamo che le nuove generazioni siano capaci di garantire un salto di qualità nella protezione della salute e dei beni naturali rispetto alle precedenti. D’altronde, citando lo scrittore Josè Ortega: “Io sono me con il mio ambiente e, se non preservo quest’ultimo, non preservo nemmeno me stesso”

Prof. Domenico Marchione




GdB Da Vinci 4.0 ~ 2021

I video di presentazione dei gruppi partecipanti del nostro Istituto

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TecnoElite (1° Classificato)

Paolo Padovani, 5ªA
Manpreet Chatta, 5ªA
Davide Gandini, 5ªA
Gabriele Savoldi, 5ªA

Hive (2° Classificato)

Daniele De Marco, 4ªF
Matteo Iannantuono, 4ªF
Riccardo Biondi, 4ªF
Leonardo Novazzi, 4ªH
Paolo Imbriani, 3ªF
Gabriele Bonomi, 3ªF

BitProtein

Bensi Fabio, 5ªE
Venturini Luca, 5ªE
Zonzin Mattia, 5ªE
Colombo Paolo, 5ªD
Mergoni Alberto, 5ªD
Paletti Stefano 5ªD

Veritfizer




Scuola in azienda

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«Quest’anno ho intrapreso il percorso di stage presso l’azienda Nexlam di Castel Goffredo che si occupa di lavorazione lamiere per conto terzi e offre servizi di taglio, piegatura e saldatura con possibile aggiunta di inserti nel prodotto.
Ho tanto atteso quest’esperienza perché è stata rinviata di un anno a causa della pandemia e sono molto grato alla ditta che mi ha ospitato, nonostante, le difficoltà legate all’emergenza sanitaria. Voglio anche ringraziare il professor Marchione che ha curato scrupolosamente gli aspetti amministrativi e le relazioni con l’azienda, prima e durante lo stage.
Ho svolto l’alternanza scuola-lavoro per tre settimane nel mese di marzo.
Il primo giorno sono stato accolto dal signor Alessandro, il titolare, che mi ha seguito come tutor, con estrema dedizione, per tutta la durata dello stage, trasmettendomi il suo entusiasmo e le sue conoscenze.
Dopo un tour completo dell’azienda in cui mi sono stati mostrati i reparti e le fasi di lavorazione, Alessandro ha sondato le mie competenze nella modellazione solida di un semplice particolare e, sulla base di questo breve test, mi ha affidato un progetto che ho sviluppato e concluso nelle successive settimane.
Il mio compito consisteva nel fotografare e catalogare macchinari e arredi, rilevandone le misure.
Questo lavoro è poi servito per lo sviluppo tridimensionale del layout aziendale finalizzato all’organizzazione della nuova sede che l’azienda presto occuperà.
È stato per me un lavoro nuovo e impegnativo, svolto in modo piuttosto autonomo e principalmente in ufficio. È risultato anche molto piacevole girare per i reparti e confrontarmi con i dipendenti sempre molto disponibili nei miei confronti. Ho festeggiato i miei diciott’anni con il gruppo Nexlam, e chi se li dimentica più!
Sono, veramente, molto soddisfatto di questa esperienza, che mi è stata trasmessa tanta energia e determinazione nonostante questo periodo di crisi.
Questi stage per noi ragazzi sono molto importanti per preparare il nostro futuro e focalizzare i nostri obiettivi.»

Favalli Marco, 4ªB

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Otto marzo

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8 MARZO 2021

Il giorno 8 Marzo in modalità streming si è tenuta la cerimonia di premiazione dei concorsi della rete: “A scuola contro la violenza sulle donne”.

Tra questi la proclamazione dei vincitori del concorso letterario “Monia Delpero Io esisto” edizione a.s.2019-2020 indetto dall’Associazione “Casa delle Donne CaD”di Brescia.

A tutti i vincitori viene dato un attestato di partecipazione e la pubblicazione dello scritto su un libretto che è consegnato alle scuole della provincia Bresciana.

Il nostro Istituto ha partecipato grazie al lavoro dell’alunna Gioia Gugole della classe 2F, la quale è risultata vincitrice con la sua opera “Io esisto” riuscendo ad emozionare e a portare alla luce tematiche profonde esistenziali con la sua pagina di diario.

Gioia scrive: «Si può esistere o sopravvivere dipende da come ognuno vuol vivere; andare dove vanno tutti o scegliere di andare controcorrente per portare avanti i propri ideali di vita.»

È importante portare avanti i propri ideali soprattutto tra i nostri giovani e ci auguriamo altri traguardi importanti in questo momento storico della loro esistenza.

Prof.ssa Fabiana Sansone

concorso Monia Delpero-IO ESISTO


IO ESISTO

Caro diario,
oggi dopo una giornata tristissima mi stavo domandando perché io esista. È una domanda che mi sono sempre posta fin da quando ero piccolina. Perché noi esistiamo? Esistiamo per noi stessi o per gli altri? Cosa significa esistere per gli altri? La nostra esistenza è fondamentale per gli altri?
Beh, questi sono un po’ i grandi interrogativi della vita a cui nessuno ha saputo rispondere.
Io non so la risposta a queste domande, non so cosa voglia dire esistere, per sé stessi, per gli altri.
L’uomo passa una vita cercando di migliorarsi nello studio, nella scienza, nella medicina ma veramente può migliorareséstesso? Non ci soffermiamo mai a pensare come possiamo crescere nella nostra vita, viviamo determinati avvenimentiche fanno parte dell’esperienza personale; e ad un certo punto pensiamo di essere arrivati al culmine della nostra crescita,di essere maturi, ed in grado di sostenere il peso di qualsiasi avvenimento. Ogni cosa può essere perfezionata: il nostro carattere, il nostro corpo, lo stile di vita; ma questo porta molta fatica e non è facile mettere in gioco se stessi e scontrarsi con le proprie abitudini. La crescita interiore può essere migliorata fino a quandoognunoè orgoglioso di ciò che ha migliorato nella sua esistenza. Perché penso chefinché non siamo orgogliosi di ciò che siamo e di ciò che saremo noi non esistiamo del tutto ma solo in parte. Esistiamo per confrontarci con gli altri, per metterci alla prova e sfidare noi stessi, per cambiare e migliorare.
Tanti filosofi e pensatori nella storia si sono impegnati a scoprire il motivo della nascita, della morte, il senso della vita in generale; in particolare Cartesio scriveva “Cogito ergo sum” , penso dunque sono, l’essere pensante di ognuno veniva messo in primo piano ma non posso pensare che la vita è solo razionalità quindi il nostro esistere non può essere guidato solo dalla ragione, noi siamo anima e spirito ecco perché l’esistenza è così difficile.
“L’essenziale è invisibile agli occhi” potrebbe essere una giusta filosofia, il guardare la vita con il cuore, il lasciarsi addomesticare dolcemente per non essere semplicemente un uomo ed una donna ma “l’uomoe la donna…”
L’amicizia, l’amore, la sofferenza, la morte, la delusione, la cattiveria, il sacrificio sono semplici sfumature dell’esistere ed è difficile riuscire a lasciarsi toccare dai sentimenti senza esserne almeno in parte cambiati. L’uomo ha cercato negli anni di spiegare da dove veniamo e la ricerca si conclude con la scienza e la religione, una razionalee l’altra irrazionale, per spiegare i dogmi della vita. Collegata alla domanda io esisto c’è anche la domanda: perché soffriamo…si nasce piangendo!E’forse un caso? Ognuno cercando dentro di sé trova le proprie risposte.
Si può esistere o sopravvivere dipende da come ognuno vuol vivere; andare dove vanno tutti o scegliere di andare controcorrente per portare avanti i propri ideali di vita. Quante persone sono vissute e ci sono state d’esempio; uomini, donne, prima sconosciuti e poi diventati un nome da ricordare, con una forza in grado di cambiare il mondo.
Quindi ognuno deve dire al mondo che esiste, che non è solo un numero, non è solo un cognome a scuola, non è solo un caso eccezionale di una malattia non ancora riconosciuta, lui è una persona, lui esiste come anima e corpo, non bisogna dimenticarselo.
Non bisogna dimenticare che ognuno è unico ed io nella mia vita mi impegno a disegnare una grande tela piena di colori, a volte possono essere tetri ma con una pennellata diventeranno un arcobaleno. Perché ci credo, e voglio esistere con la E maiuscola.

Gioia Gugole, 1ªF




Donne contro la mafia

Negli anni sono state migliaia le vittime di mafia che in un modo o nell’altro si sono trovate a combattere contro questa organizzazione rimettendoci la propria vita e in nome di questi caduti sono rimaste le loro madri, le loro mogli e famiglie a chiedere giustizia e verità su ciò che è accaduto e che accade ancora oggi. Grazie alla videoconferenza organizzata da Radio Voce della Speranza di Catania, su Facebook, in collaborazione con la Rete Antimafia di Brescia, nell’ambito del progetto dedicato ai “Percorsi di Educazione Civica”, abbiamo potuto sentire le storie di Luana Ilardo Luisa impastato, e Angela Manca, tre esempi di donne che combattono contro la mafia.

Luana Ilardo
«Figlia di un boss, Luigi Ilardo, capomafia della provincia di Caltanisetta, che, dopo 11 anni di carcere, decise di rompere un patto, di cambiare mentalità, di collaborare con la giustizia, rivelando ai magistrati nomi e segreti di Cosa nostra. Luana, da anni conduce una fiera battaglia per il raggiungimento della verità e della giustizia per la morte del padre, diventato collaboratore di giustizia ed ucciso dalla mafia il 10 maggio 1996. Nel suo intervento ha parlato di sé e del calvario della sua famiglia. Luigi Ilardo divenne, infatti, un infiltrato per i carabinieri che a metà anni ’90, grazie alle sue rivelazioni, consentì l’arresto di decine di mafiosi. Una vicenda, questa, di cui, ancora oggi, si discute, per le azioni inspiegabili dei vertici del Ros i quali, avendo Provenzano, il boss dei boss latitante, a pochi metri, non impartirono l’ordine agli uomini di intervenire per catturarlo. Numerosi sono i misteri davanti ai quali gli addetti ai lavori si sono imbattuti. E altrettanti sono gli interrogativi aperti. Come quelli sulla possibilità che qualcuno all’interno delle istituzioni avesse informato del percorso di collaborazione con la giustizia del confidente. E’ possibile che Luigi Ilardo sia stato tradito dallo Stato? E perché? Sono domande alle quali a 24 anni di distanza manca ancora una risposta. “Solo lo studio, la legalità, lo sport possono essere armi importantissime che possono fare la differenza nella crescita di un ragazzo che sta diventando un uomo”, ha affermato Luana ai ragazzi in ascolto.»

Luisa Impastato
«Nipote del giornalista Peppino Impastato, nato in una famiglia mafiosa, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Già da giovane, egli decise non solo di non condividere lo stile di vita e i valori della famiglia paterna, ma di lottare contro il sistema mafioso che i suoi parenti rappresentavano. Nonostante abbia sempre saputo di essere in pericolo, il giornalista e attivista italiano, non si è mai fermato portando avanti la propria battaglia contro Cosa Nostra. Quella di Peppino è una storia di denunce contro la mafia apertamente pubblicate per far conoscere a tutti quello che accadeva nella sua terra. Dopo la sua morte, fu Felicia, la madre di Peppino a continuare la lotto contro la mafia, fino ad ottenere giustizia, dopo 24 anni di lunghe ed estenuanti battaglie legali e sociali. La nipote Luisa ha fondato in memoria di suo zio: “ CASA MEMORIA FELICIA E PEPPINO IMPASTATO”, nella quale poter incontrare tanti giovani e far rivivere l’esempio di Peppino. “ E’ stata mia nonna che mi ha fatto non solo conoscere, ma anche amare la storia di mio zio e la forza di questa storia”.»

Angela Manca
«Madre di Attilio Manca, medico italiano, vittima di mafia, ritrovato morto la mattina del 12 febbraio 2004. L’autopsia certificò la presenza nel sangue di eroina, alcol etilico. Il caso fu inizialmente ritenuto un’overdose, poi archiviato come suicidio. I genitori si opposero all’archiviazione sostenendo che il figlio fosse stato ucciso per coprire un intervento subito da Bernardo Provenzano, boss mafioso. Nel suo polso sinistro furono trovati due fori, mentre sul pavimento fu individuata una siringa. Secondo l’inchiesta effettuata subito dopo il ritrovamento del cadavere si sarebbe trattato di un suicidio, ma la ricostruzione fu contestata dai genitori: Attilio Manca era mancino, ed è difficile se non impossibile che abbia utilizzato la mano destra per iniettarsi la dose di eroina. Inoltre le siringhe trovate non riportano alcuna impronta digitale, che di certo non si sarebbe preoccupato di indossare dei guanti o ripulire gli strumenti se intenzionato a suicidarsi. Dunque, secondo i genitori, se fosse stato lui a farlo, non si sarebbe iniettato la droga nel polso sinistro ma in quello destro. Per questo i genitori non si arrendono e continuano a lottare, per far capire che Attilio Manca fu ucciso e che il suo caso non doveva andare disperso, ma che le indagini devono continuare. Come ci ha detto la signora Angela, questa è una “verità che potrebbe scoprire altre verità indicibili”, riguardo alla latitanza di Provenzano e agli aiuti ricevuti durante la sua latitanza.»

Tre storie distinte, ma unite dal coraggio e da una missione, dare voce alla Giustizia e alla Verità.

Adriano Melis, 5ªA



PRESENTANO
Quarto Incontro:
PERCORSI DI EDUCAZIONE CIVICA
DONNE CONTRO LA MAFIA
MARTEDI 12 GENNAIO 2021
dalle ore 12,00 alle ore 13.00 in diretta nazionale incontro con:
LUANA ILARDO
ANGELA MANCA
LUISA IMPASTATO
In diretta su: Radio voce della Speranza Catania Link Diretta Facebook :

https://www.facebook.com/Radio-voce-della-Speranza-Catania-256212974448109/

Link Diretta Youtube:

https://www.youtube.com/channel/UCXdQxq-52xtH4KbZE1gN57g/

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Incontro con il giornalista bresciano Federico Gervasoni e Il volontario Claudio Cogno

Da tempo ormai nel nostro Paese si assiste alla recrudescenza di impronte di natura neofascista, qualcosa di più di sporadici episodi.

In questo incontro, il giornalista bresciano Federico Gervasoni, giovane cronista de “La Stampa”, ci lancia un campanello di allarme sulle derive estremiste soprattutto a Brescia, che fu già vittima di un strage tremenda il 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia. Oggi un esempio di “fuoriuscita” dal silenzio, quello che avvolge il passato che diventa storia, che ovatta i sensi e ottunde le menti. Un’ora per iniziare il risveglio delle coscienze, ricordando che viviamo in un ordinamento democratico che ha per fondamento la pacifica convivenza sociale.

Con Claudio Cogno, volontario bresciano in una associazione impegnata nel sociale e che è stato studente dell’Itis negli anni ’70, ripercorriamo le emozioni vissute nella nostra scuola alla notizia dell’attentato avvenuto a Brescia.

Da “Il Cuore nero della città”, di Federico Gervasoni: «Sia ben chiaro, senza una piena consapevolezza di ciò che sta succedendo, dei rischi che corriamo, della necessità di una reazione ferma ad ogni episodio e manifestazione della destra xenofoba, senza la riaffermazione costante di una piena e convinta adesione ai valori della democrazia, senza una costante formazione, anche delle giovani generazioni, alla cultura del dialogo, dell’apertura e del confronto, senza tutto questo è impossibile combattere efficacemente ogni forma di estremismo», un male endemico che germoglia dalla paura del diverso.

Noi tutti siamo chiamati come studenti, come docenti, come cittadini, ognuno, a fare la propria parte per mantenere, far crescere, difendere i Valori sanciti dai Padri Costituenti, da coloro che hanno vissuto sulla loro pelle cosa significa vivere sotto un regime, dentro un’ideologia, qualunque essa sia, perversa e violenta.

Prof. Domenico Marchione




Giovani al tempo del covid

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Bresciaoggi, 3 novembre 2020
Un ultimo raggio di sole è penetrato tra le fronde di un albero e  lo ha dipinto di una luce inusuale, azzarderei religiosa. L’ho guardato estasiata e ho colto come d’incanto la bellezza e la maestosità della vita.
In tempi così enigmatici e sofferti, voglio credere che quella luce, nascosta negli anfratti più oscuri della nostra anima, ci salverà e ci donerà ancora ragione di esistere.
Triste questo mondo bislacco. Triste la normalità tanto criticata. Bistrattata per la sua monotonia da tanti. Per il suo essere scontata. Quasi non eravamo coscienti della bellezza dei nostri respiri. Sarebbe stupendo riprendere la nostra Santa normalità. Per ora quasi utopia…
Cara nonna, quel giorno mi diedero il tuo nome! Mi hanno sempre raccontato che sorridesti compiaciuta; dopo aver aiutato la mia mamma a farmi nascere ed io aver proposto il mio primo pianto al mondo, mi cullasti tra le tue braccia sussurrandomi:” Nu core e na luce, gioia della nonna, luce trasi intra l’anima sua”. Sciuperei il mio salentino traducendo. Canto profetico? Chissà. Di sicuro un’indole ipersensibile alla ricerca di luce da sempre al di là di tutto, al di là di cattiverie gratuite vinte faticosamente grazie all’alto prezzo della divina indifferenza…
Bisogna dare Luce ai giovani…
I nostri ragazzi a scuola, anche se distanti, hanno bisogno di luce e noi non dobbiamo lasciarli al buio. Dobbiamo aver cura della loro emotività, dobbiamo accarezzare le loro emozioni, dobbiamo donare loro tanti raggi di sole… Non senza insegnare il valore delle regole, il valore del sacrificio. In questa guerra dall’imperturbabile nemico invisibile, devono anche conoscere il valore del sacrificio. Come l’ha conosciuto quel bimbo la cui storia ho raccontato oggi in classe che per andare a scuola, da un paesino in alta val Camonica, percorreva due ore di cammino. Tutti i giorni. Fino all’ultimo giorno  in cui gli regalarono il libro di Collodi come premio per essersi distinto nel profitto; quello stesso giorno, mentre ritornava a casa con quel libro in mano, trofeo dei suoi sacrifici, una mina confusa, in agguato, nel terreno, orribile reliquia della guerra conclusa da pochi anni, che pensava fosse un dono da portare al suo papà poco felice della scelta di studiare, purtroppo lo fece esplodere con tutta la sua gioia… povero piccolo dolce cuore.
Quel bimbo aveva goduto dell’abbraccio della natura tutti i giorni, monti straordinari i suoi compagni di viaggio, si inebriava dei colori dell’alba tutti i giorni, respirava l’immenso. I nostri ragazzi appaiono quasi alienati dopo sei ore davanti ad uno schermo. È un sacrificio. Servirà a fortificarli? Rischiano di esplodere  in un altro modo, purtroppo, se non doniamo loro luce. E non è vero, come si blatera in giro, che loro sono abituati a passare molte più ore davanti ad uno schermo per altri ludici motivi. Si dimentica che fa notizia solo la minoranza. I ragazzi sono anche tanto altro di bello e di grande! Sicuramente sarà  un cammino complicato e doloroso, ma dobbiamo fare di tutto affinché quell’ultimo raggio di sole, penetrato tra le fronde di un albero, li inondi e faccia loro scrutare la bellezza della vita. In fondo questo mondo  l’abbiamo dato noi così, se lo sono ritrovato senza avere nessuna colpa e quando scrivo “dobbiamo” intendo tutti, non solo noi docenti, la società tutta unita deve regalare un motivo luminoso per far credere nel giorno dopo ai nostri giovani.
Lo stesso raggio di sole inondi i miei amici artisti che hanno operato sapientemente in questi mesi per continuare a curare tanti dolori dell’anima con la loro arte, ma non sono stati compresi come tante categorie lavorative straziate… Ho sempre abbracciato profondamente i veri problemi di chi sa mettersi in gioco e non si lascia guidare dai fili del potere.
Polemiche e inutili diatribe da salottino tv o “internettiano”, violenze devastanti e assurde, fate largo al buon senso! Quel raggio di sole si infiltri tra i rami intricati di chi gestisce il potere e illumini le menti affinché si trovi una soluzione concreta. E come se non bastasse qualche giorno fa a Nizza, attacco vicino alla Chiesa di Notre-Dame, almeno tre morti, decapitata una donna. Notizia agghiacciante…
Infiniti raggi di sole dovrebbero irradiare tanto mondo balordo. Continuiamo a fare la nostra umilissima parte… È un dovere per tutti!
Lucia Trane



Alternanza scuola-lavoro, un’esperienza per conoscere le proprie attitudini

Ciao a tutti! Sono Nicola della 5ªA (del corso di meccanica) e desidero parlarvi della mia esperienza in Alternanza scuola-lavoro. Innanzitutto, chiariamo cos’è! Un tipo di didattica innovativa, attraverso la quale l’esperienza pratica, “sul campo”, aiuta a rendere più solide le conoscenze acquisite a scuola ed a testare e mettere alla prova gli studenti, sia in termini di preparazione che di personalità col vissuto del lavoro. È un rapporto, un percorso di investimento nelle risorse umane (cioè noi studenti), dal quale tutti traggono vantaggi: il sistema scolastico, le imprese e gli studenti, ovviamente. L’Alternanza scuola-lavoro è obbligatoria per tutti gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi.

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È un innovazione presente nella legge 107 del 2015 (c.d. “La Buona Scuola”) in linea con il principio della scuola aperta. L’intenzione del legislatore era ed è di ridurre il divario tra le competenze in uscita del sistema educativo e le competenze richieste dal mondo del lavoro, consentendo, dunque, di risparmiare sia sui costi di ricerca e selezione del personale sia sui costi di formazione iniziale dei neo-assunti. Il provvedimento mette, altresì, al centro l’autonomia scolastica; si danno gli strumenti finanziari ed operativi a dirigenti scolastici e docenti per poterla realizzare. Agli studenti viene garantita un’offerta formativa più ricca che guarda alla tradizione (più Musica, Arte), ma anche al futuro (più lingue, competenze digitali, economia). Questo ha permesso un avvicinamento tra scuola ed impresa, che investe sugli studenti. A tal proposito, vediamo aziende che assumono studenti che hanno seguito presso di loro un percorso di PCTO, appena diplomati. Ciò ha garantito che l’alternanza scuola lavoro sia diventata parte del programma scolastico per tutto il triennio, ed è talmente importante al giorno d’oggi, come trampolino di lancio per il mondo del lavoro, da diventare materia di discussione nell’Esame di Stato, con un riconoscimento di crediti, utili per la carriera scolastica.

Io ho trascorso il mio periodo di alternanza scuola lavoro presso la LEONESSA S.P.A. , nel reparto Controllo Qualità. Il mio tutor aziendale, Cesare Amico, mi ha affiancato durante queste tre settimane di stage insieme a Luca Bertozzi ed Andrea Golini. In queste settimane ho osservato tutti i processi di produzione e lavorazione nei vari reparti, dal laminatoio alla tornitura, dalla foratura al dentatura, al montaggio e alla rettifica. Nel periodo di alternanza ho preso parte a varie attività, le quali mi hanno permesso di avere una visione a 360° dell’azienda. Mi hanno insegnato ad eseguire report di prima produzione con annesso utilizzo di tutti gli strumenti di misura, dopodiché, ho iniziato ad eseguire i controlli delle geometrie delle piste di rotolamento con la macchina con coordinate in 3 direzioni, controlli in accettazione, archiviazione certificati di collaudo, controlli col magnetoscopio, certificati prove materiali anelli laminatoio e vari controlli degli strumenti di misura.

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Questa esperienza mi ha insegnato a vivere nel posto di lavoro, cercando il più possibile di andare d’accordo con i collegi e cercando di non calpestare i piedi a nessuno. Essendo operaio al controllo qualità ero a stretto contatto con tutti gli altri operai dell’azienda, creando anche dei rapporti interpersonali.

Posso proprio dire che lo stage mi ha aiutato a capire come ci si comporta in ambito professionale, come ci si deve relazionare con persone più esperte e capire come gestrire varie situazioni, ad avere sempre un pensiero critico e propositivo. Insomma L’Alternanza, se adeguatamente impostata e realizzata, può davvero rappresentare un momento dove la scuola, l’azienda e gli studenti “vincono”, dove tutti possono trarne un giusto vantaggio.

Nicola Tironi, 5ªA