Scambio culturale con scuole tedesche

Scambio culturale: l'arrivo

Scambio culturale: l’arrivo

Avvenuto tra il 23 e il 30 ottobre 2013, nelle vicinanze di Berlino (Rϋdersdorf), questo scambio rimarrà sempre tra i miei ricordi. Ripartendo da quella sera dove tutto ebbe inizio, conobbi la compagna di scambio, Lilly, affettuosissima e molto amichevole, la sua casa, familiare e rigorosamente in ordine, il suo life style e i suoi genitori, socievoli ed accoglienti. Tutto provocò una grande tempesta cerebrale, tanto che passai una notte dormendo solo 5 ore, terribilmente arso dalle fiamme dell’agitazione. Troppo poco per affrontare all’ indomani un’intera giornata. Ma misi da parte la stanchezza e continuai il tragitto. Da non dimenticare che il tutto doveva essere condito con una buona dose di inglese parlato (e dico parlato perché bisognava essere scaltri ma allo stesso tempo precisi) e sfoggiando un eventuale e primordiale tedesco (spassionatamente dichiarata fu la capacita di orare questa lingua). Il programma era una precisa coadiuvazione tra svago, storia e conoscenza del territorio. Di seguito verrà esaminato, intromettendosi in ogni singolo episodio:

• Progetto di biologia, scoprire come funzionava l’enzima della patata, reazioni di decomposizione, etc.

• Progetto di elettronica, riprodurre il funzionamento di una cancello automatico. Era stato veramente sorprendente mettere in atto le conoscenze in Elettronica;

• Visita del piccolo paese dove risiedeva la scuola, molto caratteristico e soprattutto immerso nella natura più verde, attraversato da fiumi ma abbondante per parchetti e piccoli boschi;

• Escursione al celeberrimo castello di Cecilienhof, dove i grandi tre (Stalin, Churchill, Truman) si sono spartiti la Germania, dopo la seconda guerra mondiale. Alla vista della fatidica sala, il battito s’ interruppe e solo allora capii quanta storia attraversò quell’ atrio;

• Visita alla città di Potsdam e soprattutto al parco Sanssouci, immenso, altezzoso ed elogiativo per l’importatore della patata (particolarmente attento all’ arte, alla musica e l’amore per i cani);

• Si susseguirono due giorni in famiglia dove visitai l’East side Gallery (muro di Berlino), il centro di Berlino (girando per tutta la città, volteggiando su treni, bus, e tram come non ho mai fatto);

• Gita nell’ entroterra berlinese alla volta di progetti elettrotecnici e visita alla Potsdamerplatz, copiosamente gigante e brulicante di gente;

• Visita in un museo tecnico con mostre di opere in campo bellico, navale, ferroviario, molto affascinante e interessante (soprattutto per l’esposizione del primo computer di sempre);

• Visita alla torre della televisione (magnificamente alta e fiera di essere simbolo della città), alla porta di Brandeburgo, e al Checkpoint Charlie (il vecchio lasciapassare degli Americani).

Riaffiorano ancora adesso migliaia di fotogrammi nella mia mente, sensazioni, ricordi incancellabili. Sono stati solo sette giorni, ma erano stracolmi. Era indescrivibile il via vai di gente nella capitale, mastodontiche quantità di persone che traslavano in massa, biciclette che andavano come il vento. Poche son le foto che ho ritratto ma proprio saranno tenute come reliquie. Auguro lo stesso benessere provata anche a Lilly, regalando brecce nel cuore che sempre rimarranno aperte.

Giuseppe Buonanno




Viaggio d’istruzione a Berlino: un punto di vista

Una delle migliori esperienze passate con i miei coetanei. Una fantastica settimana trascorsa alla scoperta della città di Berlino, visitando i suoi maggiori luoghi di interesse, tra musei e piazze, dal Duomo al Parlamento. Una corsa continua a piedi e sui caotici,
ma molto efficienti, mezzi di trasporto della città; ovviamente non sono certo mancati divertentissimi episodi: alunni dispersi e poi, in un modo o nell’altro, ritrovati, indescrivibili le loro facce nel vedere il gruppo partire sul treno che avevano appena perso. Una sfida continua nel cercare di farsi capire con uno sbiascicato inglese o nel
tentativo di imparare qualche parola in tedesco. Non voglio raccontarvi subito dell’arrivo perché,già alla partenza, in autobus, da Lonato diretti a Malpensa, avreste visto alcuni impazienti di festeggiare la prospettiva di una settimana senza scuola: nel percorrere i primi 500m un ragazzo ha vomitato tutto l’alcool che, dalla notte precedente,non era riuscito a smaltire; insomma erano le 3 di mattina del primo giorno e le cose cominciavano già a farsi interessanti. L’aereo non è precipitato e ,mattinieri, dall’aeroporto della capitale tedesca non abbiamo perso tempo grazie alla guida dei nostri, ormai esperti, insegnanti. Nonostante il freddo pungente di marzo abbiamo raggiunto in poco tempo un albergo carino,
dalla facciata primonovecentesca, nel cuore della città.
Ricordo ancora le scale di legno antico che univano i diversi piani del palazzo praticamente vuoto e quindi riservato a noi studenti: la notte era impossibile salire o scendere quei gradini senza fare un caos assordante, ma ciò non ci ha fermati dall’ entrare e uscire dalle stanze fino a notte fonda. Tutto sommato però l’ hotel era discreto, il servizio buono e la colazione abbondante: nel complesso merita sicuramente un voto positivo . Fortunatamente il tempo, in settimana, si è mantenuto sereno e ci ha permesso di visitare la città in tranquillità e in un clima piacevole . Non siamo stati altrettanto fortunati per quanto riguarda la cena.
L’agenzia di viaggio ci aveva prenotato ben cinque cene in un ristorante italiano non molto lontano dall’albergo, il ristorante “Le Olive”.  La prima sera non è stato facile trovarlo, per via dello scarso  orientamento , infatti siamo arrivati con mezz’oretta di ritardo. Il locale,in sé,non era male e abbiamo trovato ad attenderci diverse tavole apparecchiate con già serviti piatti di pasta al pomodoro ed in fianco al primo piatto…il dolce!
Una  minuscola porzione di tiramisù,un prodotto evidentemente comprato e neppure di grande qualità. Tutte le sere, puntuale, un
mediocre  prodotto dolciario si trovava sulla tavola prima ancora dell’inizio della cena . Una strana abitudine che non rappresenta
minimamente le nostre tradizioni, eppure i gestori e i camerieri erano chiaramente italiani, dato che italiano parlavano. Il servizio era pessimo e la proprietaria è stata spesso sgarbata,
conquistandosi così l’odio e le battute dei più cattivi tra noi. La qualità del cibo che ci hanno proposto poi non differiva molto dal dolce, tanto che molti piatti, tutte le sere, restavano quasi intatti. La serata non poteva concludersi certo così amaramente ed infatti
è continuata con una buona birra nei locali circostanti: c’è stato chi si è fermato alla prima e chi invece è andato oltre il primo boccale per poi fare il “giusto” baccano sulla strada del ritorno. Le giornate passavano così, svegliandosi la mattina presto, dopo aver fatto le ore piccole; girando per la città di Berlino, tra i diversi luoghi di interesse abbiamo visitato l’imponente Duomo: spettacolare la vista che si aveva dal camminamento che circondava le guglie sul tetto.
Siamo andati a Potsdam dove abbiamo potuto vedere il bellissimo palazzo in cui si è tenuta la conferenza di Postdam nel 1945 alla quale hanno preso parte i tre grandi vincitori della seconda guerra mondiale:il primo ministro inglese Churchill, il presidente
americano Truman e il dittatore sovietico Stalin, per decidere le sorti dell’Europa e della Germania. Sono stati mantenuti i mobili, le sedie e le scrivanie originali usati per l’occasione, così come il tavolo rotondo attorno al quale i capi di Stati si sono riuniti
privatamente per prendere le decisioni più importanti: i materiali, i libri e l’atmosfera di quelle stanze conferiscono grande valore a quel luogo. Non poteva mancare la visita al campo di concentramento e
lavoro di Sachsenhausen. Muniti di audio guida, abbiamo intrapreso lo stesso percorso che i deportati facevano per accedervi, attraverso vari cancelli e un lungo un viale ghiaioso fino alle baracche dove
venivano stipati a centinaia. Personalmente di quella esperienza mi hanno colpito le testimonianze audio di chi era sopravvissuto e ha potuto raccontare la quotidianità all’interno del campo, come del fatto che ai prigionieri venivano fatte indossare delle scarpe e fatti camminare lungo il perimetro del lager per giorni interi, senza sosta e in qualunque condizione atmosferica, per testare la qualità dei materiali: ai tempi questo “test” veniva addirittura usato come riconoscimento di marchio qualità sul mercato.
Sono stati interessanti i racconti avvincenti di chi era riuscito a fuggire, ma mi ha turbato il cancello nero (sul quale campeggia la frase “Il lavoro rende liberi”) che da molti è stato attraversato solo una volta. Un percorso personale che, in un modo o nell’altro,ha
toccato inevitabilmente ognuno di noi. Non poteva mancare la visita ai luoghi dove, fino a non molti anni fa, sorgeva il famosissimo muro di Berlino: un muro di contenimento alto tre metri e mezzo che aveva il compito di dividere la parte est della città, di orientamento comunista, dalla parte ovest sotto l’influenza statunitense. Simbolo della guerra fredda, nel tentativo di attraversalo, hanno trovato la morte più di duecento persone:tra i più disperati tentativi iniziali vi è stato quello di buttarsi dai palazzi circostanti, con la speranza di atterrare nel lato giusto.
E’ stato abbattuto nel novembre del 1989 in un clima di festa mondiale mentre migliaia di persone lo oltrepassavano libere ed un nuovo governo si ricostituiva. Tutt’oggi però vi sono resti di quel muro in ricordo di quei tempi e di tutte le persone uccise. Siamo stati per diverse volte alla Hoffbrǟuhaus München, meglio conosciuta come HB, una delle più famose e celebri birrerie storiche di Berlino, nonché seconda casa dell’Oktoberfest, dove abbiamo
pranzato con qualche piatto tipico e bevuto ottima birra. Le serate invece, dopo aver cenato in quell’orrendo posto che si spacciava per ristorante, erano “libere”e, divisi in gruppi, siamo andati nei locali dei dintorni, in tutte le birrerie che scoprivamo per strada, nella vicina discoteca e in tutti i negozietti che la vita notturna di Berlino ci poteva offrire. L’ultimo giorno, avendo l’imbarco nel primo pomeriggio, abbiamo dedicato la mattina alla ricerca del souvenir perfetto da portare a casa, chi alla ragazza, chi alla famiglia, spulciando tutti i negozi per turisti. La ricerca è stata lunga, ma, superata l’ora di pranzo, fatte le valigie alla meno peggio e tornati in aeroporto, abbiamo affrontato il vaggio di ritorno. Stanchi, ma contenti, con le tasche vuote, ma ricchi di nuovi ricordi, siamo arrivati a Lonato. Abbiamo così rivisto i nostri familiari a cui abbiamo raccontato di una città gigantesca che non dorme mai, ricca di storia e di tradizioni, di un popolo forte che,sconfitto,si è sempre rialzato: di un’esperienza indimenticabile.

Domenico del Volo




Viaggio a Udine, Gorizia, Trieste, Aquileia e Grado

Trieste-Castello di Miramare

Trieste-Castello di Miramare

E’ tra le lacrime dei professori affranti per la partenza dei loro alunni preferiti che la classe 3F, mercoledì 12 marzo 2014, ha lasciato la stazione ferroviaria di Desenzano  alla volta del Friuli Venezia Giulia.

Fortunatamente la tristezza e la malinconia molto sentita anche dagli studenti è svanita ben presto, lasciando spazio ad un vivace clima di allegria, non sempre apprezzato dagli altri passeggeri…

Dopo la sistemazione all’ hotel San Giorgio di Udine, abbiamo subito avuto modo di ammirare le bellezze della città, da quelle storiche a quelle viventi.

Interessante anche la cittadina di Gorizia, nonchè il suo castello, con affascinanti esempi di vita dell’ IX secolo, comprendenti raffigurazioni agghiacciantemente realistiche a scala naturale dei cavalieri dell’ epoca.

Non da meno è stata la visita a Trieste, con l’ affascinante molo Audace, l’ enorme piazza dell’ Unità d’ Italia, e l’ eccezionale castello di Miramare, che ci ha regalato panorami mozzafiato. Abbiamo avuto modo di rivivere in parte gli orrori commessi dai nazisti durante la seconda guerra mondiale nella tristemente famosa risiera di San Sabba.

Un particolare grazie è rivolto alle due amiche dell’ alunno Tucci, le quali, incontrate casualmente alla fermata dell’ autobus adiacente al campo di lavoro, si sono offerte di condurci gratuitamente in un giro guidato del centro storico triestino.

Come da programma, abbiamo potuto recarci anche ad Aquileia, ed infine a Grado, dove gli studenti, esausti per i chilometri macinati fino ad allora, hanno potuto trascorrere una rilassante giornata in spiaggia, giocando a pallone tra le escavatrici intente ad asportare cumuli di sabbia oppure a fare il primo bagno della stagione: la temperatura dell’ acqua era sorprendentemente calda, dettaglio che è stato urlato a gran voce dai natanti nei primi minuti di immersione.

Abbiamo avuto modo di conoscere questa regione italiana anche dal punto di vista culinario, attraverso le degustazioni nei tipici McDonald’s locali, e nelle pizzerie delle stazioni ferroviarie. Per quanto riguarda la sistemazione, siamo rimasti pienamente soddisfatti.

Come al solito la 3F, in linea con la sua reputazione nella scuola, ha mantenuto un comportamento pari a quello di una classe modello.

Ma il ringraziamento più grande, va alla professoressa Paghera e al professor De Girolamo, che si sono offerti di accompagnarci nel viaggio di istruzione e si sono trasformati in eccellenti guide turistiche per quattro giorni.

Ciò nonostante , è da evidenziare la scarsa inclinazione del docente di telecomunicazioni nell’ offrire da bere ai suoi studenti.

L’ unica lamentela è stata sporta dalla scheda di memoria della fotocamera dello stesso insegnante, la quale si è ritrovata intasata dalle innumerevoli foto di gruppo, alcune delle quali sono riportate di seguito.

Non c’è che dire, questi quattro giorni di gita rimarranno impressi nei cuori degli studenti della 3F come indimenticabili momenti di allegria e divertimento, ma anche di arricchimento del bagaglio culturale personale e scoperta di realtà regionali diverse dalla Lombardia.

Un’ esperienza quindi da ripetere in futuro!

Leonardo Mutti




Progetto Peer Education

Gruppo Peer Education

Gruppo Peer Education

Nell’anno scolastico 2012/2013, all’I.I.S Luigi Cerebotani di Lonato del Garda, è partito il progetto “Peer Education”.  Il progetto consiste nella educazione dei ragazzi e delle ragazze dell’istituto alle problematiche riguardanti le tematiche delle droga e delle MTS (malattie a trasmissione sessuale). Il concetto base del progetto è l’insegnamento tra pari (peer), cioè nella classi interverranno studenti che hanno seguito un corso con gli esperti Lucia Zazzio e Uber Sossi dell’ASL di Brescia. I primi incontri consistevano nell’approfondimento di se stessi, delle proprie conoscenze, qualità e limiti. Successivamente è stato costituito un gruppo solido capace di lavorare in armonia, che ha permesso anche ai più timidi di rapportarsi con i coetanei superando le proprie paure acquistando più autostima. Lo step successivo consisteva nell’analizzare le problematiche interne all’istituto e sono emerse in particolare l’uso improprio di sostanze stupefacenti (alcool, droghe e tabacco) e la mancata sensibilizzazione delle MTS (malattie a trasmissione sessuale).  All’inizio dell’anno scolastico 2013/2014 si sono creati i due gruppi per affrontare le tematiche emerse precedentemente. Il gruppo sostanze stupefacenti, ha iniziato con l’esaminare le proprie conoscenze e a discuterne con gli esperti, discutendo sulle conseguenze dovute all’assunzione di esse. Rendendo così possibile la suddivisione delle sostanze in categorie. Negli incontri successivi abbiamo iniziato a formulare un questionario anonimo che verrà sottoposto alle classi prime dell’anno scolastico 2014/2015. I risultati che otterremo ci permetteranno di focalizzarci su una tematica da approfondire durante gli incontri nelle varie classi. Durante gli incontri il gruppo MTS ha parlato di contraccettivi, periodi fertili, malattie sessualmente trasmissibili e di come noi prendiamo la sessualità. Non sono state rare le discussioni e si sono resi conto che purtroppo hanno una bassa conoscenza. L’anno prossimo interverranno somministrando un questionario anonimo alle classi seconde e si comporteranno analogamente al gruppo che ha analizzato l’abuso di sostanze, andando quindi a verificare lacune e/o curiosità e a parlare con i loro coetanei pronti a chiarire

Frasson Alessia, Moreni Matteo, Paghera Lorenzo




Viaggio d’istruzione a Roma

Gita Roma 4c

Gita Roma 4c

Il viaggio non è stato lungo poiché avendo acquistato i biglietti per il treno “freccia argento” abbiamo evitato di perdere mezza giornata di gita sui mezzi.

Arrivati a Roma, precisamente alla stazione di Termini, la prima cosa che abbiamo fatto è stata andare in albergo, situato proprio in fronte alla stazione, per sistemarci con le camere e appoggiare le varie valigie.

Fin da subito ci siamo trovati bene con i due professori  che si sono dimostrati efficienti e disponibili su tutti i fronti.

La gita è cominciata, tutti quanti eravamo “presi bene “  e subito, sempre accompagnati dai professori, siamo andati a fare il primo giro della città. Il primo giorno abbiamo visitato la parte più vicina all’albergo e più che altro abbiamo fatto una camminata sfruttando le conoscenze del Prof. Marchione.

Questa gita è stata un perfetto equilibrio tra divertimento e apprendimento poiché i professori ci hanno “lasciato” fare quello che volevamo senza inserire, giustamente, particolari limiti. La loro fiducia credo sia stata ripagata a pieno.

La giornata in quel di Roma si sviluppava così :

-          Sveglia alle 8, colazione tutti insieme.

-          Ritrovo fuori dall’albergo alle ore 9.30

-          Partenza verso mete turistiche

E’ stata una gita formidabile, ci siamo divertiti di brutto, abbiamo fatto festa (parecchia festa), abbiamo mangiato bene (a pranzo) e abbiamo conosciuto un posto nuovo.

Abbiamo ripercorso le strade antiche dell’impero Romano visitando tutti quanti i monumenti presenti nella capitale; personalmente, quello che mi ha affascinato di più di tutta la città è stato visitare il Colosseo e i Fori imperiali. Però pure il Vaticano, la fontana di Trevi, piazza di Spagna e chi più ne ha più ne metta è stato decisamente interessante visitarli.

Gli aspetti negativi di questa gita sono stati fondamentalmente due. Il ristorante prenotato dalla scuola per la cena che faceva veramente schifo (tutti testimoni) e il secondo la movida Romana, siamo rimasti tutti delusi compresi i professori poiché ci aspettavamo di meglio nella capitale e anche in questo caso io urlerei (fuori dalla finestra) “BRESCIA CAPITALE”. 

Matteo Viola




Partecipazione al progetto Geogebra

Il progetto consisteva nel spiegare la parabola, attraverso degli esperimenti, ad altri ragazzi che magari non l’avevano ancora fatta a scuola.
Venerdì 7 marzo 2014, in cinque alunni della scuola Itis di Lonato siamo andati a Brescia per il Progetto Geogebra.
Il progetto consiste in due giornate, il 2 e il 5 marzo, dove siamo andati insieme alla professoressa Marini e altri ragazzi di altre scuole comunque di Brescia e del triennio, dove c’è stato spiegato il lavoro che avremmo dovuto fare il giorno dell’esposizione e ci siamo anche esercitati utilizzando le postazioni a noi assegnate.
Finite queste esercitazioni eravamo pronti per spiegare la parabola ai ragazzi di altre scuole.
Venerdì 7 siamo andati alle 8 nel parco verde di Brescia, dove ci aspettava l’organizzatore e i ragazzi universitari che coordinavano il progetto, siamo andati alle nostre postazioni e abbiamo aspettato che arrivasse la prima classe.

Noi eravamo il primo gruppo, indubbiamente un po’ tesi, ma la prima spiegazione è andata bene! Finita la prima postazione, il gruppo continuava nel percorso formato da altre otto stazioni, tutte molto interessanti e molto istruttive, dove altri ragazzi avrebbero spiegato nuovi esperimenti.
Lo scopo del progetto creato da Giunti è quello di dimostrare ai ragazzi di ogni scuola, anche la presenza è stata solo quella di ragazzi che frequentano scuole superiori, la parabola e la sua dimostrazione, perché la parabola è fatta così? Perché la parabola ha una curva sempre distante da un punto fisso e da una retta?
Queste sono le domande che dovevamo porre ai nostri ascoltatori, e aiutandoli con gli strumenti che potevamo usare abbiamo spiegato il significato di parabola e la sua definizione: ” la parabola è il luogo geometrico dei punti equidistanti da un punto fisso detto fuoco e da una retta detta direttrice”.
Finito la classe ne aspettavamo un’altra e nel frattempo siamo andati a vedere le altre postazioni.
L’ultima classe ad entrare alle 12:30 è stata anche la classe più complicata a cui abbiamo dovuto spiegare, perché erano di prima e abbiamo capito quanto dev’essere difficile per una professoressa spiegare a dei ragazzi che magari fanno fatica o che è la prima volta che cercano di imparare un determinato argomento.

E’ stata un’esperienza che non avevamo mai fatto, diversa dalle altre, ovviamente piena delle difficoltà che potevamo incontrare, dato che siamo molto timidi e non è mai facile spiegare delle cose a chi magari va in quinta e le ha già fatte più approfonditamente di te, ma ci siamo comunque divertiti e siamo soddisfatti.


Questo strumento si chiama Parabolografo a corda tesa, e si utilizza per vedere la direzione di P, ossia un pezzo metallico, che scorrendo in basso sull’asse A disegna una parabola, F è il fuoco della parabola e H è la direttrice della nostra parabola.




Questo strumento è chiamato parabolografo laser, infatti utilizzando il laser dei punti A e B, e segnando con il pennarello il punto di intersezione P, unendo tutti i punti otterremo una parabola, d è la nostra direttrice e C sarebbe il nostro fuoco ossia il punto fisso dal quale i punti della nostra parabola sono sempre equidistanti.




Questo strumento è il parabolografo e sarebbe uguale a quello sopra, ma spento con tutti gli occorrenti di cui abbiamo bisogno.






Un giorno al Museo del Ferro

Museo del Ferro

Museo del Ferro

Era un giovedì mattina, come gli tutti altri, quando durante l’ora di Sistemi il preside è entrato in classe dandoci un avviso. Esso riguardava una gita offerta dall’Associazione Imprenditori Bresciani, insieme alla classe 4^G, prima a Odolo (dove è situato il Museo del ferro) poi in Feralpi. Presi dall’entusiasmo le ore seguenti non ascoltammo le lezioni pensando solo alla gita e a quanto ci saremmo divertiti.

Arrivato il giorno della gita, dopo tre giorni di pioggia, speravamo solo che il tempo reggesse; quindi siamo partiti. Giunti a Odolo ci siamo divisi in due gruppi dove uno andava al Municipio a vedere un video interessante sulla storia di Odolo e delle varie fucinerie del tempo; l’altro invece venne accolto da un gentilissima guida che ci accompagnò nella visita dell’ultima fucineria museizzata del posto. Questa fucina era addetta a forgiare utensili per agricoltura come vanghe, badili e zappe. Per ottenere questi utensili si usava il maglio, una semplice macchina che per lavorare sfruttava l’energia dell’acqua in quantità stabilita dal “Pütì della stanga” che riceva ordini dal “Maestèr”. I gentili signori, che per anni hanno svolto questo lavoro, hanno dimostrato a noi ragazzi il processo di lavorazione per la creazione  di un’utensile (guarda video). Alla fine della lavorazione il “Maestèr”, un vecchietto di novant’anni ancora molto energico, ha regalato al professor Marchione la vanga appena realizzata come ricordo dell’esperienza.

Finita la visita e dopo un giro al mercato del posto, i due gruppi si sono riuniti e con il nostro pullman siamo tornati a Lonato per il pranzo e la visita nell’azienda Feralpi.

Dopo un delizioso pranzo gentilmente offerto, ci siamo riuniti in un’aula dove ci è stato illustrato il piano gestionale dell’azienda, come e cosa si fa in questa ditta e infine provvisti delle dovute protezioni abbiamo iniziato la visita di essa.

Per prima cosa siamo stati dove gli operai caricano tonnellate di rottami di ferro in grosse “pentole” che poi vengono trasportate nell’altoforno, poi salita una rampa di scale siamo entrati nella cabina di comando di quest’ultimo e sotto la spiegazione del capo-reparto abbiamo visto lo scarico del ferro fuso e il funzionamento del forno (guarda video). Prima di arrivare al magazzino siamo andati nel capannone dove i tondini di ferro vengono lavorati e tagliati a misura, infine vengono immagazzinati negli appositi spazi.

La giornata si è conclusa con un bellissimo ricordo di quest’esperienza; purtroppo due giorni dopo abbiamo saputo della morte di Davide Rebusco, alunno della classa 4^G che con la sua simpatia e il suo sorriso aveva animato quella bellissima gita rendendola ancora più speciale.

Michelangelo Vailardi, Nicolò Raisoni e Leonardo Avigo




Alternanza scuola lavoro a.s. 2013/2014

OMR

Officine Meccaniche Rezzatesi

Nelle ultime settimane di Gennaio circa 120 alunni, tra i diversi indirizzi di meccanica, elettronica e di formazione professionale, sia di quarta che di quinta, hanno tenuto un periodo di stage presso le più svariate aziende della provincia. Il territorio lombardo è conosciuto a livello internazionale per l’elevata qualità nella produzione di stampi e per le migliaia di aziende di piccolo-medio livello di cui per una settimana anche noi ragazzi abbiamo fatto parte. Un’esperienza che mi ha messo a confronto con un ambiente completamente nuovo, ossia il mondo del lavoro. Una realtà che la scuola tenta di emulare, a cui prepararci nel migliore dei modi, restando però sempre alla base di essa. Non si possono fare grandi paragoni tra la vita di uno studente e quella di un lavoratore e tutto ciò mi ha fatto riflettere. Nel mio caso ho affrontato le rinomate “Officine Meccaniche Rezzatesi” conosciute in tutto il mondo con l’acronimo di “OMR”. Un’impresa che ha un forte impatto sul territorio italiano, come si può notare dalle varie opere pubbliche che ha finanziato nei diversi comuni, ma che ha diverse filiali
in tutto il mondo come in India, Marocco e Cina. Questa grande azienda si occupa di produrre vari componenti nella sfera dell’automotive, spaziando dai basamenti-motore di casa Lamborghini fino ai polmoni del motore Ferrari. Un colosso del settore che ha ormai un secolo di storia, una società con un fatturato di molte centinaia di milioni di euro, un gruppo di migliaia di lavoratori dipendenti che ha trovato un piccolo posto anche per me. La giornata lavorativa, per me stagista, iniziava alle otto di mattina, con una pausa pranzo di un’ora, per concludersi poi alle cinque di sera. Sin dal primo giorno sono stato indirizzato in ufficio tecnico, dove veniva gestita la produzione. Qui mi hanno spiegato le, ormai necessarie, misure di sicurezza, i vari settori della struttura e il programma della settimana a cui
dovevo assistere. Con un breve giro dell’azienda mi hanno fatto vedere le varie tipologie di macchinari delle più svariate dimensioni: dai più vecchi ai più tecnologici, quelli semplici e quelli che lavoravano in catena con altri, quelli in cui la presenza dell’operatore era necessaria e quelli totalmente robotizzati.
Mi hanno poi spiegato la situazione della commessa che avrei trattato. Si trattava della foratura della scatola del cambio di un piccolo motore Rotax. La lavorazione consisteva nell’eseguire svariati fori con una macchina semi-automatizzata di discrete dimensioni. I fori realizzati venivano controllati manualmente e successivamente in una postazione dove si trovavano i Marposs: strumenti elettronici di forma circolare in grado di rilevare irregolarità nell’ordine del decimillesimo di millimetro. Le
misurazioni rilevate venivano memorizzate dalla stazione Marposs e potevano essere trasferite ai computer in ufficio per una loro elaborazione. Infatti, la sera, dopo aver lavorato alla macchina e aver eseguito i vari controlli, osservando delle svariate problematiche che si presentavano puntualmente nell’arco della giornata, il mio compito era quello di prelevare quei dati e analizzarli in ufficio assieme agli ingegneri. Grazie ad un programma grafico si poteva osservare l’andamento delle rilevazioni nel
tempo, confrontarle con i dati passati e con le previsioni future. Quell’insieme di puntini suggeriva numerose informazioni e si prestava a numerose considerazioni, molte delle quali però mi sfuggivano.
Di giorno in giorno mi hanno mostrato poi i diversi aspetti del loro ambiente e di tutte le altre attività. Ricordo in particolare un enorme laboratorio, mantenuto rigorosamente alla temperatura di 21 gradi, nel quale venivano fatte delle precisissime rilevazioni dimensionali dei pezzi, attraverso un imponente tastatore. Attraverso di esso, lavorando con una silenziosità incredibile, il pezzo in questione veniva sfiorato con delle minuscole sfere per trasferire le dimensioni al famoso software Pro-E, il quale eseguiva ulteriori verifiche a livello informatico. La complessità della macchina, prodotta dalla società Zaiss, era tale che in una settimana ho solo potuto osservare i tecnici senza approfondire molto altro.
In quelle circostanze però era necessaria una discreta capacità di lettura del disegno tecnico alla quale sono risultato piacevolmente competente. Infine l’ultimo giorno, prima di andare via, ho avuto un brevissimo colloquio di arrivederci con il proprietario delle aziende: è stato per me un momento davvero emozionante date le circostanze. In tantissime occasioni ho imparato qualcosa di nuovo e in molte altre ho messo in pratica le conoscenze teoriche che la scuola mi aveva suggerito. Un’esperienza
questa, che apre gli occhi a noi giovani su com’è realmente il mondo al di fuori della scuola, in che proporzioni le teorie sono presenti nella pratica e quanto conta l’insostituibile esperienza. Inoltre potrebbe essere stata una finestra sul mio prossimo futuro dato che sono entrato proprio in questa
azienda per i contatti che ho con le persone che vi sono all’interno e perché si è parlato anche di un ipotetico rapporto di lavoro quando avrò finito gli studi.

Michele Corradini




Visita al centro accoglienza della Caritas diocesana veronese

Il_samaritano

Il Samaritano

Il giorno 12 e 19 dicembre alcune classi dell’istituto, la 1F, la 1E e la 2F sono state in visita al centro accoglienza della Caritas diocesana veronese “Il Samaritano”.

Questa realtà accoglie le persone, Italiane e straniere che sono in grave difficoltà e soprattutto sono senza casa e spesso e volentieri con pochi o nessun legame familiare.

I motivi per cui le persone arrivano al Samaritano sono i più svariati ma soprattutto a causa di dipendenza come alcol, droga e ultimamente gioco d’azzardo.

Il Samaritano si pone l’obiettivo lavorando in rete con altri centri di aiutare la persona ad affrontare i problemi e reinserirsi nella società.

L’obiettivo della visita è stato quindi quello di far vedere agli alunni anche questa faccia della vita e della società e mostrargli come sia possibile, mettendo del proprio tempo a servizio del prossimo, aiutare concretamente chi è in grave difficoltà a ricominciare una nuova vita.

Gli alunni hanno prima di tutto ascoltato una breve presentazione del centro, poi dopo qualche domanda hanno fatto una visita ai vari locali: centro diurno (falegnameria, sala scrittura, biblioteca, sala creatività..), mensa, stanze da letto… poi c’è stata una bella attività di simulazione di una situazione di disagio “tipo” dove i ragazzi si sono messi in gioco. Infine c’è stata una bella testimonianza di maurizio, un ospite che è uscito dal tunnel dell’alcolismo e che ha testimoniato e fatto capire ai ragazzi come abusare di alcol distrugga la vita.

Gli alunni sono stati molto colpiti da questa visita e dalla testimonianza facendo molte domande e soprattutto capendo, come hanno dimostrato alcune dichiarazioni, che il loro contributo per una società migliore è fondamentale.

Domenico Marchione




Gherardo Colombo: Sulle regole

2La classe IIID assieme ad altri 14000 studenti e 900 docenti di 110 città italiane ha assistito ad un evento formativo il giorno Venerdì 25 Ottobre 2013, l’evento per la sua importanza è stato trasmesso via satellite. L’idea di un evento nazionale trasmesso in diretta dal Centro filologico di Milano nasce dalla volontà di Gherardo Colombo (ex magistrato) di rispondere in modo ancora più efficace al crescente interesse mostrato dalle scuole verso i temi proposti dall’associazione “Sulle regole”. Infatti, sebbene siano centinaia gli incontri organizzati ogni anno, l’elevatissimo numero di richieste da parte degli istituti scolastici causa un inevitabile allungamento dei tempi di programmazione dei vari interventi del signor Gherardo Colombo.

Con l’evento “Come siamo messi con le Regole?” l’associazione intende sperimentare una nuova modalità di dialogo con i ragazzi che si aggiunge ai consueti incontri. Grazie alla trasmissione in diretta satellitare nei cinema collegati, sarà possibile raggiungere contemporaneamente un grande numero di scuole e ridurre così i tempi di attesa .Così come avviene in ogni incontro, è stata posta grande attenzione alla partecipazione attiva degli studenti attraverso domande raccolte in diretta dai diversi cinema collegati, è stato infatti possibile porgere le proprie domande direttamente sulla pagina facebook appositamente dedicata.

Una conversazione di Gherardo Colombo con i ragazzi e tra i ragazzi per parlare del rapporto di ciascuno di noi con le regole, di libertà e responsabilità individuale, di democrazia e rispetto della dignità della persona, quali fattori essenziali per migliorare la qualità dei rapporti umani e costruire una società più giusta e inclusiva in un periodo ricco di controversie. Uno scambio di idee alla pari, con alcune digressioni affidate a Claudio Bisio, presentatore e comico per confrontarsi divertendosi e con la partecipazione del giornalista Giorgio Terruzzo.