IL VITTORIALE degli ITALIANI

IMG-20251030-WA0009L’11 aprile la nostra classe, la 5^B, ha vissuto una giornata fuori dal comune  visitando il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Appena varcati i cancelli  della cittadella monumentale di Gabriele d’Annunzio, l’emozione alle stelle: ci  siamo subito divisi in due gruppi e il mio ha iniziato il percorso proprio dalla  Prioria, la casa-museo dove il Vate ha trascorso i suoi ultimi anni.

L’ingresso ci ha proiettato immediatamente nel suo mondo eccentrico. La casa è  divisa da due corridoi: uno, con il soffitto basso e scuro, era destinato agli ospiti  non graditi o “profani”, mentre l’altro era per gli amici intimi. È stato affascinante  scoprire come d’Annunzio usasse l’architettura per filtrare i rapporti umani.  Proseguendo, siamo rimasti colpiti dalla Stanza del Mascherai, dove Mussolini fu  costretto ad attendere il poeta per ore. D’Annunzio, per nulla intimorito dal potere  politico, aveva fatto installare uno specchio con un’iscrizione sopra che recita: “Al  visitatore: Teco porti lo specchio di Narciso? Questo è quel vetro ove si vede il vero. Se guardi  il tuo viso, guarda che non ti veda il tuo pensiero”, che in Italiano moderno sarebbe: “Al  visitatore: porti con te lo specchio di Narciso? Questo è il vetro dove si vede la verità. Se guardi  il tuo volto, fa’ attenzione che il tuo stesso pensiero non ti veda (per quello che sei realmente) “. L’intento del Vate era provocatorio: era un modo per dire a Mussolini, mentre  lo faceva attendere ore in quella stanza: “Puoi ingannare il mondo con la tua  immagine, ma qui, davanti a questo specchio, non puoi nascondere la verità a  te stesso”.

Gardone Riviera, Brescia. the open-air theatre

La cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta è l’incredibile quantità di oggetti: d’Annunzio era un accumulatore seriale di bellezza. La casa è letteralmente  saturata da un accumulo incredibile di oggetti: migliaia di libri, calchi in gesso,  stoffe orientali e preziosi vetri di Murano riempiono ogni centimetro disponibile.  Ciò che rende tutto ancora più magico e misterioso è la luce offuscata, una  penombra quasi totale che addolcisce i contorni di questa enorme collezione.  Questa scelta non era solo estetica, ma dettata da una necessità fisica: a causa di  un grave incidente aereo, il Vate soffriva di una forte fotofobia che lo costringeva  a vivere in ambienti oscurati. Questa semioscurità, filtrata da vetrate artistiche e  tendaggi pesanti, trasforma la dimora in un labirinto di riflessi e ombre, dove gli  artefatti sembrano prendere vita. Questa saturazione non era solo estetica, ma  rifletteva la sua ossessione di “fare della propria vita un’opera d’arte”, conservando  ogni possibile frammento di esperienza.

Un momento davvero suggestivo della visita è stato l’approfondimento sulla sua  spiritualità. Ci hanno spiegato che d’Annunzio non seguiva una sola fede, ma le  praticava e le mescolava tutte in una sorta di religione personale. Nella Stanza  delle Reliquie questo sincretismo è evidente: convivono icone cristiane, idoli  orientali e simboli pagani. Il cuore di questa stanza è però l’altare centrale, dove non si trova un crocifisso, ma un manubrio rotto e deformato. Si tratta del volante  del motoscafo del suo amico Sir Henry Segrave, morto in un incidente durante un  record di velocità. Per d’Annunzio quella era la “Reliquia della Velocità”, il  simbolo della sfida umana contro il limite, elevata a oggetto sacro.

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Dopo la casa siamo usciti nel giardino e siamo saliti sulla Nave Puglia, che è forse  la cosa più impressionante di tutto il posto. È la prua di una nave vera della Prima  Guerra Mondiale che è stata letteralmente incastrata nella collina. In parole  povere, quando la nave doveva essere demolita, d’Annunzio l’ha chiesta in regalo  e l’ha fatta portare lì pezzo per pezzo per ricordare le imprese dei marinai. Salire  sul ponte della nave e vedere il Lago di Garda da lassù è stato davvero incredibile. Infine siamo saliti fino al Mausoleo, dove d’Annunzio è sepolto.

Mi ha colpito molto riflettere sul fatto che d’Annunzio abbia deciso di donare tutto  questo immenso complesso monumentale all’Italia e al popolo italiano: non è stata  solo la reggia isolata di un esteta, ma un atto di amore estremo verso la nazione,  un testamento di pietra offerto con generosità a tutti noi affinché la sua visione non  andasse perduta. Questa visita mi ha segnato nel profondo; mi sono sentita quasi  sopraffatta da una personalità così straripante, eppure sono uscita dai cancelli con  una consapevolezza nuova: vedere dal vivo come un uomo sia riuscito a scolpire i  propri ideali nella roccia mi ha fatto sentire parte di una storia comune, rendendo  quella che doveva essere una gita scolastica un vero e proprio incontro con  l’immortalità.

Silvestri Moran 5B




Convegno presso istituto Tartaglia Olivieri e attività ricreativa allo ZERO-GRAVITY di Bergamo

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Il giorno 26 marzo 2026, le classi 2E, 2F, 2Y, hanno partecipato a un convegno presso l’ I.I.S. “Tartaglia Olivieri” di Brescia, riguardante l’inquinamento e lo spreco.
La conferenza è iniziata con l’intervento di cinque relatori e poi si sono susseguite diverse scuole, provenienti dalla provincia di Brescia, le quali hanno espresso le loro idee mediante una presentazione riguardanti le tematiche di inquinamento e spreco ambientale.

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In rappresentanza della nostra scuola la prima classe ad intervenire è stata la 2F. Gli alunni Alberto, Federico, Leonardo, Giovanni, Alessio e Mirco hanno fatto una mostra virtuale con delle immagini riguardanti le tematiche della conferenza e infine hanno proposto alcune soluzioni a questo problema.
Tra queste, una è stata la Merenda sostenibile. La 2Y ha parlato di questo progetto fatto in classe con la presenza di Caterina Fasser. Infine la 2E ha portato alcuni esempi di merende come una crostata e biscotti al cocco.
In seguito, il pomeriggio ci siamo recati allo ZERO-GRAVITY di Stezzano (BG), situato presso il centro commerciale “Le due torri”, un enorme parco trampolino e centro sportivo dedicati ad attività acrobatiche, freestyle e parkour. È possibile saltare su tappeti elastici, fare acrobazie nelle vasche di gommapiuma, praticare basket acrobatico, percorsi ninja, arrampicate e tessuti aerei.

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Luigi Ongis e Alberto Tonni – 2ªF




Progetto di Formazione con “Garda Emergenza ODV”

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In tre sabati mattina, gli studenti di alcune classi del triennio del nostro Istituto hanno avuto l’opportunità di partecipare a un corso di formazione sul soccorso sanitario, inserito nelle attività di Educazione Civica.
L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con l’associazione ‘’Garda Emergenza ODV’’ di Lonato del Garda.

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Nelle giornate di sabato 31 gennaio, 28 febbraio e 14 marzo, presso il nostro Istituto, si è svolto un importante progetto di formazione in ambito di primo soccorso, che ha visto coinvolti oltre duecento studenti di quarta e quinta. Gli studenti, dopo aver partecipato a un’ora di lezione teorica svolta insieme ad altre classi in Aula magna, hanno avuto l’opportunità di esercitarsi, divisi per classe, sui manichini da addestramento, mettendo in pratica le principali manovre salvavita attraverso simulazioni.
I formatori dell’associazione hanno guidato gli studenti durante le attività teoriche e pratiche, accompagnando i ragazzi nelle simulazioni e rispondendo alle loro domande.

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Nel corso delle attività sono stati affrontati diversi temi, tra cui:
- Rianimazione cardio-polmonare sull’adulto e sul bambino;
- La corretta chiamata di emergenza all’1-1-2;
- La posizione laterale di sicurezza (PLS);
- La disostruzione delle vie aeree nel paziente adulto, pediatrico ed infante;
- Imparare a rilevare i principali parametri vitali;

Inoltre, è stata trattata l’importanza della figura del volontario e le sue mansioni, portando così a conoscenza le attività che l’Associazione svolge sul territorio.

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L’incontro ha riscosso grande entusiasmo e interesse tra gli studenti, che ora sono più preparati ad affrontare eventuali situazioni di emergenza.
Il progetto conferma l’importanza della conoscenza delle manovre di primo soccorso, promuovendo responsabilità e consapevolezza tra i più giovani, perché un semplice gesto può fare la differenza: salvare una vita.

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Si ringrazia l’associazione “Garda Emergenza ODV”, che ha permesso lo sviluppo del progetto, in collaborazione con l’Istituto Cerebotani.

Matteo Carnaghi (4^CL)

 




In pista verso la SEL3C4RS 2026

sel3c4rs2026-1La mobilità elettrica continua a rappresentare una delle sfide più attuali per un futuro sostenibile. La SEL3C4RS 2026 è una gara nazionale dedicata allo sviluppo di veicoli elettrici radiocomandati, progettati e costruiti dagli studenti. L’edizione di quest’anno si terrà dal 4 al 6 marzo 2026 a Rimini, all’interno della fiera “KEY – The Energy Transition Expo”.

Durante l’evento le squadre affronteranno verifiche tecniche, prove in pista, slalom, gare endurance e valutazioni su design ed ecosostenibilità. La competizione premia non solo le prestazioni in pista, ma anche l’innovazione progettuale e l’efficienza energetica.
Noi siamo la squadra Cerebotani Racing Team (C.R.T.) e rappresenteremo il nostro istituto in questa gara. Per arrivare preparati a questa sfida, ci siamo impegnati a fondo nella costruzione della nostra macchinina. Il motore, fornito dagli organizzatori, è stato il punto di partenza attorno al quale abbiamo sviluppato l’intero progetto.
Abbiamo lavorato sulla parte elettronica, realizzando alcune schede interne e implementandone altre già esistenti, tra cui quella dedicata alla trasmissione tra la
macchinina e il telecomando da noi progettato e costruito, sviluppando anche il software che ne gestisce la comunicazione.
Ci siamo poi dedicati alla progettazione meccanica, disegnando e stampando in 3D diversi componenti e curando con attenzione la carrozzeria, con l’obiettivo di unire funzionalità ed estetica.
In questa foto si vede il nostro gruppo insieme ai nostri professori: dietro il progetto ci sono impegno, collaborazione e tante ore di lavoro condiviso. Siamo fiduciosi che la preparazione e la determinazione dimostrate finora porteranno a un buon risultato.

Un ruolo importante nel nostro percorso lo ha avuto la R.M.B., realtà del territorio attiva nel settore del recupero e della valorizzazione dei materiali. Oltre a rappresentare un punto di riferimento a livello industriale, la RMB ci ha offerto un significativo contributo economico per sostenere le spese della squadra, permettendoci di affrontare la competizione con maggiore serenità. Con grande generosità, ci ha inoltre fornito cappellini, T-shirt e felpe personalizzate, oltre a una sacca contenente un diario personale e un astuccio con articoli di cartoleria.
Questa esperienza va oltre la gara: è un’occasione concreta di crescita personale e professionale, fatta di collaborazione, problem solving e competenze STEM messe in
pratica.
Un’esperienza che non è solo competizione, ma un vero percorso di crescita: perché, come ricorda Paulo Coelho, ciò che è estremamente complicato…innamora.

Valentina Corradi 4D

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Anche il Giornale di Brescia parla di noi:

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La Forza del Rispetto: Riflessioni sulla Violenza di Genere e il Ruolo della Comunità

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L’evento “In nome loro”, che abbiamo avuto l’opportunità di vivere il 3 novembre, organizzato dall’Università degli Studi di Brescia, non è stato semplicemente una conferenza o un incontro informativo, ma un’esperienza che ha toccato profondamente ciascuno di noi. Le parole di Gino Cecchettin, colpite dal dolore di una tragedia personale, hanno risuonato come un grido di consapevolezza e responsabilità. Un grido che ha fatto luce su una realtà difficile da affrontare ma impossibile da ignorare: la violenza di genere. La sua testimonianza ci ha mostrato quanto spesso questo fenomeno si nasconda tra le pieghe della quotidianità, mascherato da gesti che, all’apparenza, sembrano espressioni di affetto o preoccupazione. Ma il controllo, l’isolamento, le parole degradanti e il possesso non sono amore. Il suo intervento ci ha fatto riflettere su come la violenza possa radicarsi lentamente, quasi inosservata, in una relazione che un giorno può rivelarsi devastante.

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Uno degli aspetti più toccanti del suo racconto è stato proprio il modo in cui ha sottolineato la fragilità del confine tra una relazione sana e una che si trasforma in un incubo. Il dolore che ha vissuto, il lutto per una perdita insostenibile, non solo ha dato una dimensione umana e concreta al tema della violenza di genere, ma ci ha fatto capire che la violenza non è mai una “soluzione”. Non è una risposta all’amore, ma una perversione di esso. È un atto che distrugge, che uccide l’anima e il corpo di chi ne è vittima. Gino Cecchettin ci ha chiesto di non restare indifferenti, di non voltare lo sguardo, di non giustificare mai il comportamento violento, nemmeno quando si maschera dietro pretesti come “l’amore” o “la gelosia”. La sua esperienza, sebbene tragica, ci ha dato una lezione di speranza e di lotta per il cambiamento. Un cambiamento che possiamo promuovere iniziando dal nostro comportamento quotidiano.

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Le sue parole ci hanno fatto comprendere che il problema non è circoscritto a situazioni isolate, ma è un fenomeno che coinvolge tutti noi, ognuno a suo modo. Anche noi giovani abbiamo una grande responsabilità. La violenza di genere non è una questione che riguarda solo le vittime o le forze dell’ordine; ci riguarda tutti, nel nostro ruolo di amici, parenti, compagni di scuola e cittadini. La violenza inizia con piccoli segnali, spesso impercettibili, che se ignorati possono crescere e diventare devastanti. Possiamo, come individui, educare noi stessi e gli altri al rispetto. Possiamo intervenire quando vediamo comportamenti preoccupanti, anche se farlo richiede coraggio. E se la violenza è anche una questione di cultura, come ci insegna Gino Cecchettin, allora la cultura del rispetto deve cominciare fin da giovani.

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Questa esperienza mi ha portato a riflettere sull’importanza del ruolo della scuola, della famiglia e delle istituzioni. La scuola non deve solo trasmettere conoscenze teoriche, ma deve diventare un luogo di educazione al rispetto e alla consapevolezza. Un luogo in cui si imparano le emozioni, le relazioni, il dialogo sano. L’informazione è uno strumento potente, e la scuola deve essere il primo posto dove giovani e giovanissimi possano confrontarsi su temi delicati come la violenza di genere, imparando a riconoscerne i segni e a difendersi. La famiglia, dal canto suo, ha la responsabilità di educare all’empatia, alla comprensione, all’ascolto, elementi essenziali per costruire relazioni basate sul rispetto reciproco. Le istituzioni, infine, devono essere pronte a intervenire, a offrire supporto concreto a chi è vulnerabile, a garantire una rete di protezione per chi sta subendo violenza. Non basta più, come spesso accade, limitarsi alla denuncia dei casi di violenza, ma è necessario investire in prevenzione, formazione e supporto psicologico.

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La violenza sulle donne, purtroppo, è una realtà che non riguarda solo storie lontane, ma è una piaga che affligge anche la nostra realtà quotidiana. Negli ultimi anni, infatti, sono stati molti i casi di cronaca che hanno coinvolto la Lombardia, e in particolare le province di Brescia e Bergamo, confermando una tendenza preoccupante. La tragica morte di Maria, avvenuta solo qualche mese fa a Brescia, è uno degli episodi più drammatici che hanno segnato la nostra comunità. Maria era una donna di 42 anni che, dopo anni di soprusi, è stata uccisa dal compagno, che non accettava la sua decisione di separarsi. La vicenda ha sconvolto la città, mostrando come la violenza possa radicarsi in un contesto che sembra “normale” fino a quando non esplode in un atto di violenza inarrestabile.

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Pochi mesi prima, sempre a Brescia, un altro caso ha attirato l’attenzione delle autorità: una giovane donna di 30 anni è stata aggredita dal partner durante una discussione. La situazione è degenerate fino a un intervento dei carabinieri che ha impedito una tragedia ancora maggiore. La vittima, che aveva denunciato precedentemente l’uomo, è stata costretta a vivere sotto protezione. Questi episodi, purtroppo, sono solo la punta dell’iceberg, e sono emblema di una violenza silenziosa che colpisce spesso nel cuore delle nostre città. Nel Bergamasco, il fenomeno non è meno grave. Solo lo scorso anno sono aumentati i casi di stalking e di aggressioni fisiche all’interno di relazioni che all’inizio sembravano sane e affettuose. La rete di protezione per le donne vittime di violenza è ancora troppo debole, e se non si interviene tempestivamente, i danni psicologici e fisici possono rivelarsi irreparabili. Questi episodi sono un campanello d’allarme che dobbiamo ascoltare, affinché non diventino il triste leitmotiv delle nostre cronache quotidiane.

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Questa esperienza, però, mi ha anche dato una consapevolezza: non dobbiamo più accettare passivamente la violenza come parte della nostra realtà. Se ogni giorno scegliamo di agire, di parlare, di denunciare, possiamo davvero sperare in un futuro migliore. La lotta contro la violenza di genere è una lotta di tutti. È una sfida che ci riguarda direttamente e che dobbiamo affrontare con la convinzione che solo attraverso il rispetto, la sensibilizzazione e la solidarietà possiamo sperare di costruire una società più giusta e più umana. Ogni piccolo gesto, ogni parola, ogni azione che compiamo può fare la differenza. Non possiamo più permetterci di restare in silenzio. È tempo di cambiare le regole del gioco e di farlo insieme, per un futuro dove nessuno sia costretto a vivere nel terrore o nella sofferenza.

Moran Silvestri 5B




Conferenza del 4 Novembre

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Il 4 novembre, in occasione della celebrazione del Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, si è tenuta presso l’Aula Magna dell’Istituto una conferenza dedicata al valore storico e civile di questa importante ricorrenza.
L’incontro ha visto come relatore Morando Perini, già sindaco di Lonato e vicepresidente provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci della Prima Guerra Mondiale.

Nel corso dell’intervento, Perini ha ripercorso le origini e le cause che portarono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914, spiegando come essa nacque da forti tensioni politiche, economiche e territoriali tra le maggiori potenze europee.
L’Italia, pur aderendo formalmente alla Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria, decise inizialmente di non prendere parte al conflitto, in quanto l’accordo aveva scopi difensivi e la guerra era stata avviata dagli alleati.
Soltanto l’anno successivo, nel 1915, dopo la firma del Patto di Londra, il nostro Paese entrò in guerra al fianco dell’Intesa, opponendosi così all’Austria-Ungheria.

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Una parte particolarmente toccante della conferenza è stata dedicata alla figura del Milite Ignoto, simbolo di tutti i soldati italiani caduti senza nome.
Il relatore ha ricordato che quel giovane, scelto tra tanti, rappresenta idealmente ogni combattente che perse la vita senza essere riconosciuto, costretto a una guerra che non aveva cercato e lontano dagli affetti familiari.

La sua sepoltura, collocata all’Altare della Patria a Roma, è realizzata in marmo di Botticino, proveniente dalla provincia di Brescia.
È stato inoltre citato l’esempio di Luigi Gallina, un soldato ventottenne caduto in battaglia, il cui nome figura tra quelli presi in considerazione per la scelta del Milite Ignoto, a testimonianza del sacrificio di tanti giovani senza volto.

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Nelle sue riflessioni conclusive, Perini ha voluto rimarcare come il 4 novembre non debba essere visto soltanto come un momento celebrativo, ma anche come un’occasione per meditare sui valori della pace, dell’unità e della libertà.
Attraverso episodi e testimonianze, ha messo in luce il profondo legame tra memoria storica e responsabilità civica, ricordando che le conquiste e i diritti di cui oggi godiamo sono il risultato del coraggio e della dedizione di chi ha combattuto per la patria.
La conferenza si è rivelata un’importante occasione di crescita civile e culturale, capace di rinnovare il senso di riconoscenza verso i caduti e di rafforzare nei giovani l’impegno a custodire la pace come bene supremo e fondamento di ogni società democratica.

Naghib Matteo, 5ªCD 




In ricordo di Paolo

Ho fatto fatica a scrivere per Paolo, il cui nome parla già di illuminazione… capelli biondi come la luce e dolcezza infinita come deve essere questa vita. Non per tutti è così. Le anime malvagie, purtroppo, vivono anche su questa terra: l’inferno ne è quasi vuoto perché – come declamava Shakespeare – *«i diavoli sono tutti qui»*.
E gli angeli vivono solo per poco perché hanno la purezza per affrontare il grande volo. Le anime più pure e pensose amano i colori e faticosamente resistono al nero di questa parentesi terrena sgarbata, faticosamente si arrampicano su pareti lisce e terribili. A volte anticipano l’arrivo nella luce anche per lasciare un’impronta sulla sabbia del tempo. Chi rimane è stato semplicemente destinato a procedere per incidere ulteriormente immagini di meraviglia.


In ricordo di Paolo

Spesso si smarrisce il senso della gentilezza, dell’onestà. Ci si incrosta di invidia e superbia. Ne so qualcosa, conosco benissimo un cuore nel mio cuore, il mio amore purissimo, che si è fatto spazio per aprire strade di luce nel buio alimentato dalla cattiveria.

Anche il dolce Paolo era capace di filtrare il Bene lasciando incenerire il Male. Poi ne ha accumulato talmente tanto che il suo cuore ha deciso di volare via…

La sua storia mi ha riportato fuori, dalle ferite rimarginate solo esternamente, tutto lo smarrimento e la miriade dei perché le anime gentili non siano apprezzate in questo mondo infame.
Spettacolo disarmante di assurda inerzia da parte degli adulti (*prima di tutto gli EDUCATORI*) e di assurda incoscienza mista a cattiveria da parte dei giovanissimi.

Di sicuro tutti hanno perso una grande occasione per imparare ad amare.


Riflessioni di scuola e vita

Non sempre uno ha la forza di risorgere dalle macerie del suo passato; un docente mai deve rispondere: *«Ma sì, devi imparare ad accettare e andare oltre».*

Non siamo tutti uguali, un ragazzino non sempre ha il coraggio di uscire *«a riveder le stelle»* – come consiglia il nostro Dante.

Avrei voluto abbracciarti Paolo e portarti fuori da quella stanza oscura, ma il destino ti ha condotto lì per poi innalzarti nella luce dove ci amerai eternamente: saprai perdonare la cattiveria subita perché dove c’è Amore c’è perdono.
Credo comunque che un giorno la gentilezza saprà volare libera e felice. Lo meritano tutte le persone che vivono di gentilezza e con gentilezza.

La tua storia, dolcissima creatura innocente, insegna quanto sia importante esserci per i nostri ragazzi a scuola, mai minimizzare le loro richieste. Mai! Un compito luminoso conoscerli, educarli al Bene, alla Gentilezza e all’Amore.

Prof.ssa Trane Lucia




Come i ragazzi dell’istituto Cerebotani di Lonato hanno cominciato la scalata dell’imprenditorialità che vince

Quattro studenti, alle luci della ribalta, che mostrano una targa, il loro premio.

Quattro ragazzi della 4a JT che sono fieri dell’apprezzamento che ricevono e che condividono il loro orgoglio con quello di tutto il Cerebotani.

Sono fieri perché hanno vinto: hanno avuto infatti un’idea originale, quella di creare Airsafe, il purificatore d’aria portatile per un ambiente fresco e pulito che ti segue ovunque tu vada. Dall’intuizione alla discussione alla progettazione di un oggetto semplice, ma estremamente utile e alla portata di tutti.

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Sodalitas è l’ente che consegna il premio. È un’associazione che da trent’anni gira tra le scuole, promuovendo seminari dal titolo “La mia impresa, il mio futuro” per fare formazione, per spiegare ai ragazzi cosa è un’impresa, come funziona e qual è la strategia vincente per realizzarne una di successo. Punta soprattutto sulle start-up, alla ricerca degli inventori di domani, sulla creatività e sulla determinazione delle giovani generazioni. Manda imprenditori ed esperti del mercato per istruire, dialogare con i ragazzi, per stimolarli, incoraggiarli, sostenerli nelle loro idee. Poi propone laboratori pratici e i ragazzi hanno la possibilità così di passare dalla teoria alla pratica, di mettersi in gioco, di dire la propria.

Quest’anno, a. s. 2024/25, Sodalitas è approdata al Cerebotani di Lonato e, su iniziativa della prof.ssa Redaelli, la 4a JT ha aderito al progetto nell’ambito dell’Orientamento di Istituto. La classe è stata divisa in gruppi e ogni gruppo ha elaborato la sua start- up, la sua idea innovativa, con un occhio sull’utilità di quanto progettato e con l’altro sulla sostenibilità ambientale. Ma è stato il prodotto di Lorenzo, Cristian, Elia, William quello che ha convinto di più. Il loro Airsafe, il purificatore d’aria portatile dal design pratico e compatto, progettato in 3D.

Tra 2600 partecipanti, 472 progetti di impresa, 42 finalisti, Airsafe si è collocato tra i 25 premiati, unico in tutta la provincia di Brescia. Così, i nostri ragazzi sono andati a Varese, il 27 maggio, accompagnati dalla prof.ssa Redaelli, presso la Villa Napoleonica, a ritirare il loro meritato premio.

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“Come avete lavorato ragazzi? Vi siete trovati bene in gruppo o avete riscontrato qualche criticità?”- chiede il presentatore nella sua breve intervista ai vincitori.

La risposta è pronta, immediata.

“No, nessuna criticità, ci siamo trovati molto bene. Il progetto di Sodalitas è stato davvero piacevole e interessante e sicuramente sarà utile per il nostro futuro”.

Sorridono gli organizzatori, applaude tutta la platea.

Grazie, ragazzi. Ottimo lavoro, davvero.

Grazie da parte di tutto il Cerebotani.

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Il fu Mattia Pascal

Il 13 novembre 2024 la nostra classe, la 5F, insieme ad altre quinte, si è riunita a Brescia per assistere all’opera teatrale tratta dal celebre romanzo di Pirandello “Il fu Mattia Pascal”.
La trama racconta brevemente la storia di Mattia Pascal, che, insoddisfatto della sua vita, vince una grossa somma di denaro e decide di “morire” spiritualmente per costruirsi una nuova esistenza: scappa dal suo paese e assume una nuova identità, quella di Adriano Meis. Tuttavia, anche questa vita si rivela insoddisfacente, poiché non riesce a crearsi una vera identità a causa dei suoi continui ripensamenti del passato che voleva nascondere. Alla fine, decide di tornare alla sua “vecchia vita”, ma una volta tornato nel suo paese natale come Mattia Pascal, scopre che tutto è andato avanti senza di lui.

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Una delle cose che più mi ha colpito di questa esperienza è il modo in cui l’attore che interpretava Mattia Pascal è riuscito a coinvolgermi e a farmi seguire attentamente la rappresentazione. Per noi adolescenti, ormai abituati a film o serie tv piuttosto che al teatro, il linguaggio e l’uso delle parole, uniti all’enfasi che l’attore riusciva a trasmettere, sono stati straordinari. Questo ha saputo attirare l’attenzione e ha reso facile seguire l’opera per tutta la sua durata.
Un tema importante trattato nell’opera è quello della morte: il protagonista vuole “uccidere” la propria identità per crearne una nuova, convinto che ciò risolverà tutti i suoi problemi e gli permetterà di vivere serenamente, ma ciò non accade. Anzi, soprattutto nella versione teatrale che abbiamo visto, si nota quanto Adriano Meis soffra per non poter essere completamente sé stesso nemmeno con chi gli sta accanto, e ciò lo porta alla solitudine.

2Mi ha colpito particolarmente la scena finale, quando il protagonista torna a essere “Mattia Pascal” e va al cimitero davanti alla sua  tomba: in quel momento, l’uomo si rende conto di non essere più desiderato da nessuno, e capisce che il periodo trascorso come “Adriano Meis” è stato completamente inutile, sia per gli altri che per sé stesso.

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Vivere in sicurezza

Nella mattinata di venerdì 6 giugno 2025, gli studenti delle classi 3A-MEC, 3B-MEC, 3D- AUT e 3H-INF, presso l’Aula Magna del nostro Istituto, hanno partecipato all’incontro Vivere in sicurezza, promosso dal Dipartimento di IRC (Religione Cattolica), nell’ambito del percorso di Educazione Civica e di Orientamento/PCTO.

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L’obiettivo dell’incontro è stato di sensibilizzare gli studenti sui mezzi, sui materiali, le organizzazioni votate alla sicurezza ed al primo soccorso. Le classi coinvolte, giovedì 6 marzo 2025, avevano assistito al film Open Arms. La legge del mare (Cinema “Nuovo Eden”, Brescia), e sentito la testimonianza di alcuni volontari italiani legati all’ONG Mediterranea Saving Humans. La classe 3A-MEC ha presentato diversi progetti: un modellino di un drone, progettato e costruito da alcuni studenti della classe, per il soccorso in situazioni catastrofiche; un video “fatto in casa” su come equipaggiarsi correttamente quando si usa la moto o si fa motocross; un video sui cani cinofili ed il loro intervento in caso di pericolo. Inoltre la 3D-AUT ha spiegato nei dettagli l’uso dei droni, la loro componentistica, specificatamente, per il soccorso in mare.7

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Successivamente la 3B-MEC ha presentato un piccolo defibrillatore, realizzato dagli stessi studenti a scuola. Infine la 3H-INF ha rielaborato tutta l’esperienza fatta in quella importante giornata a Brescia attraverso alcune presentazioni multimediali dove, partendo da Tommaso, è stata raccontata una riflessione che dura ormai da alcuni mesi con la classe ed ha portato ad un continuo approfondimento, come si è visto nelle narrazioni della “vera” storia di Open Arms da parte di Tijana ed Alessandro; Lorenzo invece ha fatto un parallelo molto interessante con la sua esperienza estiva a Lampedusa ed il docufilm Cutro, Calabria, Italia (Calabria Film Commission, 2024), mentre Davide ha concluso parlando della prematura scomparsa di Seba, un nostro studente deceduto in autunno per le conseguenze di un tragico incidente in moto, ricordandoci che non dobbiamo mai essere indifferenti davanti alla morte, soprattutto non dobbiamo dimenticare che tra le centinaia di cadaveri recuperati in mare, o sulle nostre spiagge, ci sono anche tanti giovani che cercano un futuro migliore, proprio come noi.

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Si è percepito in tutti un desiderio comune di vivere Responsabilmente, verso se stessi e verso gli altri e di prendere la vita come una Missione, capace di avere uno sguardo e una mano rivolta a chi si trova nel bisogno. Tutti, durante l’incontro, hanno riscontrato interesse e partecipazione, con la viva speranza che in futuro si realizzino “Progetti scolastici” finalizzati alla formazione pratica e culturale dei nostri ragazzi verso il sociale (ad es. nella Protezione Civile).

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