Convegno presso istituto Tartaglia Olivieri e attività ricreativa allo ZERO-GRAVITY di Bergamo

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Il giorno 26 marzo 2026, le classi 2E, 2F, 2Y, hanno partecipato a un convegno presso l’ I.I.S. “Tartaglia Olivieri” di Brescia, riguardante l’inquinamento e lo spreco.
La conferenza è iniziata con l’intervento di cinque relatori e poi si sono susseguite diverse scuole, provenienti dalla provincia di Brescia, le quali hanno espresso le loro idee mediante una presentazione riguardanti le tematiche di inquinamento e spreco ambientale.

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In rappresentanza della nostra scuola la prima classe ad intervenire è stata la 2F. Gli alunni Alberto, Federico, Leonardo, Giovanni, Alessio e Mirco hanno fatto una mostra virtuale con delle immagini riguardanti le tematiche della conferenza e infine hanno proposto alcune soluzioni a questo problema.
Tra queste, una è stata la Merenda sostenibile. La 2Y ha parlato di questo progetto fatto in classe con la presenza di Caterina Fasser. Infine la 2E ha portato alcuni esempi di merende come una crostata e biscotti al cocco.
In seguito, il pomeriggio ci siamo recati allo ZERO-GRAVITY di Stezzano (BG), situato presso il centro commerciale “Le due torri”, un enorme parco trampolino e centro sportivo dedicati ad attività acrobatiche, freestyle e parkour. È possibile saltare su tappeti elastici, fare acrobazie nelle vasche di gommapiuma, praticare basket acrobatico, percorsi ninja, arrampicate e tessuti aerei.

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Luigi Ongis e Alberto Tonni – 2ªF




Al via la Staffetta dell’Inclusione da oltre 12000 km

La Staffetta dell’Inclusione

C’è un’Italia che non aspetta il podio per essere vincente; è l’Italia delle scuole, dei corridoi affollati e delle aule dove, ogni giorno, si scrive la grammatica dell’accoglienza.

Il 3 e 4 marzo il nostro istituto tecnico ha ospitato una delle tappe della Staffetta dell’Inclusione, un progetto promosso dal Lions Club Brescia Team Life a cui hanno aderito oltre 120 scuole in tutta Italia.

Durante questa iniziativa gli studenti si sono raccolti in aula magna con lo scopo di creare insieme uno slogan inclusivo e di imprimere con le tempere il logo del nostro istituto sul Vessillo dell’Inclusione, un telo bianco che, tappa dopo tappa, è diventato un racconto collettivo.WhatsApp Image 2026-03-03 at 11.59.51 (1)

Le opinioni degli studenti

Abbiamo chiesto ad alcuni partecipanti le loro opinioni rispetto a questo tema. Gli studenti concordano nel dire che “è giusto includere gli altri, mettendosi nei loro panni, poiché a tutti può capitare di essere in difficoltà”.

In particolare, molti sottolineano che “è importante accogliere i compagni appena arrivati, cercando di aiutarli a integrarsi nella classe, soprattutto se provengono da un altro Paese”.WhatsApp Image 2026-03-04 at 13.19.50 (8)

Tra le idee emerse non mancano nuove proposte, come intensificare progetti di peer education orientati alla collaborazione e all’integrazione, oppure promuovere più attività di gruppo all’interno delle classi.WhatsApp Image 2026-03-03 at 15.06.22

Imparare dalle differenze

I ragazzi ribadiscono come “ogni giorno si può imparare qualcosa di nuovo, soprattutto da chi è diverso da noi” e che “non bisogna lasciare indietro nessuno, ma creare ambienti in cui tutti si sentano ascoltati e valorizzati”.

L’inclusione non è quindi soltanto una parola, ma un atteggiamento quotidiano fatto di piccoli gesti: ascoltare, collaborare e aiutarsi a vicenda. In questo modo la scuola diventa davvero uno spazio in cui crescere insieme e costruire una comunità più aperta e consapevole.WhatsApp Image 2026-03-04 at 12.18.37

Studenti: Giorgio Basaglia, Diego Damato, Riccardo Lussignoli, Lorenzo Pagni, Zine Eddine Tabet 4^F



In pista verso la SEL3C4RS 2026

sel3c4rs2026-1La mobilità elettrica continua a rappresentare una delle sfide più attuali per un futuro sostenibile. La SEL3C4RS 2026 è una gara nazionale dedicata allo sviluppo di veicoli elettrici radiocomandati, progettati e costruiti dagli studenti. L’edizione di quest’anno si terrà dal 4 al 6 marzo 2026 a Rimini, all’interno della fiera “KEY – The Energy Transition Expo”.

Durante l’evento le squadre affronteranno verifiche tecniche, prove in pista, slalom, gare endurance e valutazioni su design ed ecosostenibilità. La competizione premia non solo le prestazioni in pista, ma anche l’innovazione progettuale e l’efficienza energetica.
Noi siamo la squadra Cerebotani Racing Team (C.R.T.) e rappresenteremo il nostro istituto in questa gara. Per arrivare preparati a questa sfida, ci siamo impegnati a fondo nella costruzione della nostra macchinina. Il motore, fornito dagli organizzatori, è stato il punto di partenza attorno al quale abbiamo sviluppato l’intero progetto.
Abbiamo lavorato sulla parte elettronica, realizzando alcune schede interne e implementandone altre già esistenti, tra cui quella dedicata alla trasmissione tra la
macchinina e il telecomando da noi progettato e costruito, sviluppando anche il software che ne gestisce la comunicazione.
Ci siamo poi dedicati alla progettazione meccanica, disegnando e stampando in 3D diversi componenti e curando con attenzione la carrozzeria, con l’obiettivo di unire funzionalità ed estetica.
In questa foto si vede il nostro gruppo insieme ai nostri professori: dietro il progetto ci sono impegno, collaborazione e tante ore di lavoro condiviso. Siamo fiduciosi che la preparazione e la determinazione dimostrate finora porteranno a un buon risultato.

Un ruolo importante nel nostro percorso lo ha avuto la R.M.B., realtà del territorio attiva nel settore del recupero e della valorizzazione dei materiali. Oltre a rappresentare un punto di riferimento a livello industriale, la RMB ci ha offerto un significativo contributo economico per sostenere le spese della squadra, permettendoci di affrontare la competizione con maggiore serenità. Con grande generosità, ci ha inoltre fornito cappellini, T-shirt e felpe personalizzate, oltre a una sacca contenente un diario personale e un astuccio con articoli di cartoleria.
Questa esperienza va oltre la gara: è un’occasione concreta di crescita personale e professionale, fatta di collaborazione, problem solving e competenze STEM messe in
pratica.
Un’esperienza che non è solo competizione, ma un vero percorso di crescita: perché, come ricorda Paulo Coelho, ciò che è estremamente complicato…innamora.

Valentina Corradi 4D

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Anche il Giornale di Brescia parla di noi:

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LeRiVe: il messaggio di vita della Fondazione Ema Pesciolinorosso

Pagina speciale – Associazioni e giovani

La Fondazione Ema Pesciolinorosso ETS nasce dal dolore e dalla volontà di trasformare una tragedia personale in un messaggio educativo rivolto ai giovani di tutta Italia. L’associazione è stata fondata da Gianpietro Ghidini in memoria del figlio Emanuele (Ema), con l’obiettivo di aiutare ragazzi, famiglie e scuole a riflettere sulle scelte quotidiane, sulla prevenzione delle dipendenze e sull’importanza dei valori.

Durante gli incontri nelle scuole, nei teatri e negli spazi pubblici, Gianpietro Ghidini racconta la storia di suo figlio e invita i ragazzi a fermarsi a pensare prima di dire “sì” a situazioni rischiose. Il dialogo diretto con gli studenti diventa così uno strumento fondamentale per parlare di responsabilità, libertà e futuro.Screenshot 2026-02-12 170332

L’accaduto: che cosa è successo, dove e quando

La fondazione nasce in seguito alla morte di Emanuele Ghidini, detto Ema, avvenuta nel 2013, quando aveva soltanto sedici anni. Il ragazzo si trovava con alcuni amici durante una serata tra coetanei, nel territorio della sua zona di residenza. In quell’occasione ha assunto una sostanza, l’LSD, e si è sentito male poco dopo.Screenshot 2026-02-12 170340

La sua scomparsa ha profondamente segnato la famiglia e, in particolare, il padre Gianpietro Ghidini, che ha deciso di trasformare questo dolore in un impegno concreto. La fondazione è stata creata proprio per questo motivo: aiutare i ragazzi a comprendere i rischi legati a scelte superficiali, alla pressione del gruppo e alla difficoltà di dire “no”, promuovendo una cultura della prevenzione e della responsabilità.

Da questo percorso nasce anche un messaggio semplice ma molto forte, racchiuso in un acronimo diventato simbolo degli incontri della fondazione: LeRiVe.Screenshot 2026-02-12 170353

Che cosa significa LeRiVe

LeRiVe è un acronimo che aiuta i ragazzi a riflettere sui valori fondamentali della vita:

  • LE – Legalità: vivere rispettando le regole, la comunità e la propria dignità.
  • RI – Rispetto: per sé stessi, per gli altri, per il proprio corpo e per le proprie scelte.
  • VE – Verità: essere sinceri con sé stessi e con le persone che ci stanno accanto.

Gianpietro invita i giovani a usare LeRiVe come una vera e propria bussola, chiedendosi ogni giorno se le proprie decisioni rispettano la legalità, il rispetto e la verità. Grazie a questo messaggio, la Fondazione Ema Pesciolinorosso continua a portare in tutta Italia una testimonianza forte, capace di trasformare il dolore in un’opportunità di crescita, consapevolezza e speranza per le nuove generazioni.Screenshot 2026-02-12 170402

Il nostro pensiero sull’incontro a scuola

Il 5 febbraio, presso la nostra scuola, l’ITIS Cerebotani di Lonato del Garda, abbiamo partecipato all’incontro con Gianpietro Ghidini. È stato un momento che ci ha colpiti profondamente, perché ci ha fatto riflettere su temi importanti come le scelte, la responsabilità e il coraggio di dire no quando è necessario.

Il messaggio di LeRiVe ci è sembrato semplice ma molto efficace, perché legalità, rispetto e verità possono davvero aiutarci nelle decisioni di ogni giorno. Questo incontro ci ha fatto capire quanto sia importante fermarci a pensare e dare valore alla nostra vita e a quella degli altri.Screenshot 2026-02-12 171914

D. Truong, E. Palvarini, A. Beladelli




PROGETTO GIUBILEO

Restarting the Economy – Giubileo e nuova economia

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Restarting the Economy | Highlights from the EoF Global Event 2025

Il racconto multimediale: rivivere l’evento

Le parole e le foto raccontano molto, ma l’atmosfera vibrante di quei giorni è difficile da descrivere completamente su carta. L’energia dei 600 giovani, la diversità delle lingue e la bellezza dei luoghi meritano di essere viste in movimento.
Per questo, vi proponiamo il video ufficiale “Highlights” pubblicato da The Economy of Francesco. In pochi minuti racchiude i volti, i colori e i momenti salienti dell’evento di Castel Gandolfo: dai workshop alla marcia per la pace, fino agli abbracci finali.

È il modo migliore per capire davvero cosa significa “Restarting the Economy”: non solo teoria, ma una comunità viva che cammina insieme.

Mission Impossible… Ma non per noi!

Dietro la bellezza di questa esperienza c’è stato un retroscena complesso, che ha rischiato di far saltare tutto fino all’ultimo minuto. L’organizzazione del viaggio ha dovuto affrontare un momento critico quando, a ridosso della partenza, diversi compagni di classe si sono ritirati, facendo crollare il numero dei partecipanti.
Ci siamo ritrovati così in solo tre studenti pronti a partire. In un contesto scolastico standard, un’uscita didattica con numeri così esigui viene solitamente annullata. Se siamo riusciti a vivere questa esperienza, il merito è interamente del Prof. Giovanni Quaini. Il professore ha dedicato ore del suo tempo personale per riorganizzare il progetto, dialogare con la dirigenza e superare gli ostacoli burocratici, insistendo affinché la scuola accettasse di mandare una delegazione così
ristretta.
Un elemento che ci ha reso particolarmente orgogliosi è stato scoprire di essere l’unica scuola statale presente all’evento. Questo ha sottolineato l’importanza di portare la voce della scuola pubblica in contesti internazionali così prestigiosi, dimostrando che la curiosità e l’impegno non
hanno confini istituzionali.
In mezzo a tante realtà private o internazionali, la nostra presenza ha avuto un valore doppio: ha dimostrato che la scuola pubblica può essere protagonista in contesti di eccellenza e che la qualità di un’esperienza non dipende dal numero dei partecipanti, ma dalla loro determinazione.

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La gara dei cartelloniScreenshot 2026-02-02 165202

Uno dei momenti più significativi dell’evento è stata la gara dei cartelloni, non solo per il risultato finale, ma soprattutto per l’esperienza di confronto tra giovani provenienti da scuole diverse.
La gara ha creato uno spazio di dialogo reale, in cui studenti con percorsi e idee differenti hanno dovuto comunicare, ascoltarsi e collaborare per costruire un messaggio condiviso. Il cartellone è diventato così uno strumento di comunicazione, capace di mettere in relazione persone prima ancora che concetti.

La scelta di lavorare su un supporto visivo ha favorito la partecipazione di tutti, stimolando il confronto diretto e rendendo necessario spiegare le proprie idee in modo chiaro e comprensibile.

Il problema scelto: l’energia come tema comune

Il nostro gruppo ha scelto il tema dell’energia non solo per la sua importanza attuale, ma perché rappresenta un problema che coinvolge tutti, indipendentemente dall’età o dalla provenienza.

Questo ha facilitato il dialogo tra i partecipanti, permettendo a ciascuno di portare il proprio punto di vista e le proprie esperienze personali. Il lavoro sul tema dell’energia è diventato quindi un’occasione per collaborare e riflettere insieme, rafforzando il senso di gruppo.

Comunicazione, confronto e lavoro tra giovani

Durante la realizzazione del cartellone, la parte più importante non è stata solo la scelta dei contenuti, ma il modo in cui questi sono stati discussi e condivisi.

Abbiamo imparato a:
• ascoltare le idee degli altri;
• confrontarci in modo rispettoso;
• spiegare il nostro punto di vista;
• trovare un accordo comune.

Questo approccio ha mostrato che i problemi di attualità possono diventare un punto di incontro tra giovani, favorendo la comunicazione e la collaborazione.

Il lavoro di gruppo ha dimostrato che la condivisione delle idee è uno strumento fondamentale per comprendere meglio la realtà e per costruire soluzioni attraverso il dialogo.

 Il Capitale Narrativo

Durante l’evento abbiamo scoperto un concetto affascinante: il Capitale Narrativo. Siamo abituati a pensare all’economia solo in termini di soldi (capitale finanziario) o competenze (capitale umano).

Tuttavia, esiste una terza risorsa fondamentale: le storie.

Il Capitale Narrativo è la capacità di un progetto o di una comunità di raccontare chi è e quali valori porta avanti. Oggi le persone non cercano solo prodotti, ma significati. Una storia autentica crea fiducia, unisce le persone e genera valore economico. Senza una narrazione forte, le imprese sono vuote e le comunità si sfaldano. Abbiamo visto come questo concetto si applichi sia ai grandi ideali (come al Borgo Laudato Si’) sia al marketing moderno (come nel caso dell’hamburgeria che abbiamo visitato), dimostrando che “saper raccontare” è oggi una competenza economica decisiva.

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Roma e il ColosseoScreenshot 2026-02-02 165218

Il Colosseo è uno dei monumenti più rappresentativi della storia di Roma e dell’Impero Romano. La sua costruzione iniziò nel I secolo d.C. sotto l’imperatore Vespasiano e fu completata dal figlio Tito. In origine era conosciuto come Anfiteatro Flavio e veniva utilizzato per spettacoli pubblici, come combattimenti tra gladiatori e rappresentazioni simboliche del potere romano.
Osservare il Colosseo dal vivo permette di comprendere l’importanza che l’architettura ave va nell’antica Roma. La struttura, basata su archi e sovrapposizione di ordini architettonici, dimostra un alto livello di conoscenza tecnica e ingegneristica.
Oggi il Colosseo è anche un simbolo storico e culturale: rappresenta la memoria del passato, ma invita anche a riflettere sul rapporto tra potere, spettacolo e società. La sua conservazione mostra quanto sia importante tutelare il patrimonio storico come bene comune.
Tale visita è stata fatta in particolare dagli studenti:Screenshot 2026-02-02 165225

I Giardini Pontifici di Castel GandolfoScreenshot 2026-02-02 165257

dei luoghi storici e naturali più importanti legati al Vaticano. La loro origine risale all’epoca romana, quando in questa zona si trovava la villa dell’imperatore Domiziano.
Nel corso dei secoli, l’area è stata trasformata e ampliata, diventando residenza estiva dei Papi. I giardini sono stati progettati seguendo criteri di ordine, simmetria e armonia tra architettura e natura, unendo elementi rinascimentali, barocchi e paesaggistici.
Visitare i Giardini di Castel Gandolfo permette di osservare come la natura sia stata modellata nel tempo dall’uomo, mantenendo però un equilibrio tra spazio verde e costruzioni storiche.
Questo luogo rappresenta un esempio concreto di cura del territorio e di rispetto per il paesaggio, valori che si collegano ai temi affrontati durante l’evento del Giubileo.Screenshot 2026-02-02 165305

L’hamburgeria di Cicciogamer89Screenshot 2026-02-02 173002

L’esperienza in hamburgeria ha rappresentato un momento interessante non solo dal punto di vista pratico, ma anche come osservazione culturale e comunicativa. Il locale propone burger moderni che richiamano chiaramente le origini romane e italiane della cucina, attraverso ingredienti, nomi e combinazioni di sapori ispirati alla tradizione gastronomica locale.
Questo approccio crea un mix innovativo tra passato e presente: da un lato la cultura culinaria romana, dall’altro una forma di ristorazione contemporanea, veloce e pensata per un pubblico giovane. La tradizione non viene eliminata, ma reinterpretata in una forma nuova e accessibile. In questo contesto il cibo diventa un linguaggio. Attraverso i piatti, il locale comunica identità, legame con il territorio e capacità di adattarsi ai tempi. Anche l’uso dell’inglese nelle scritte e nei menu, talvolta più estetico che corretto, fa parte di una strategia comunicativa che punta a creare un’immagine moderna e internazionale.
Un esempio simile, citato rapidamente, è quello dell’hamburgeria legata a Mirko Alessandrini (alias: Cicciogamer89): un progetto nato dal mondo dei social e trasformato in un’attività reale.
Questo dimostra come comunicazione, identità e marketing possano diventare strumenti concreti di impresa.
Nel complesso, l’hamburgeria osservata durante il viaggio mostra come tradizione e inno vazione possano convivere e rafforzarsi a vicenda: le radici romane danno valore al prodotto, mentre la forma moderna lo rende attuale e riconoscibile.

 L’evento: Restarting the Economy – Giubileo e nuova economia

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L’evento internazionale Restarting the Economy si è svolto a Castel Gandolfo dal 28 al 30 novembre 2025. Si tratta di un incontro globale promosso da *The Economy of Francesco* (EoF), una comunità internazionale di giovani economisti, imprenditori, ricercatori e “changemaker” provenienti da più di cento Paesi.

L’obiettivo dell’evento era ripensare l’economia alla luce del Giubileo, non come mero dibattito teorico, ma come un laboratorio di ascolto, confronto e immaginazione di modelli economici alternativi. Il Giubileo, anzitutto nella sua radice biblica, invita a un tempo di riposo, liberazione e restituzione. Queste tre parole chiave — riposo per la terra, liberazione da condizionamenti ingiusti e remissione dei debiti — sono state le coordinate che hanno guidato tutto il lavoro dell’evento.

L’evento non è stato un convegno tradizionale, ma una serie di sessioni, workshop tematici, tavole rotonde e spazi di dialogo. I partecipanti hanno discusso su come l’economia possa:
• servire la vita e non solo l’accumulazione di profitti;
• rispettare i limiti dell’ambiente e valorizzare il riposo della terra;
• promuovere la dignità del lavoro umano;
• trasformare le relazioni sociali ed economiche in senso sostenibile e giusto.

Il concetto di Capitale Spirituale

Un tema centrale del dibattito è stato il “capitale spirituale”. A differenza del capitale finanziario, esso rappresenta l’insieme di valori, tradizioni e motivazioni profonde che spingono l’uomo ad agire per il bene comune. Senza questa risorsa interiore, l’economia diventa fragile e incapace di rispondere alle crisi. Abbiamo riflettuto su come la nostra generazione debba “riaccumulare” questo capitale per costruire un futuro che non si basi solo sul profitto, ma sul senso di appartenenza e sulla fraternità. Queste riflessioni non sono state proposte come idee astratte, ma attraverso esperienze concrete, testimonianze, incontri con esperti e spazi collaborativi aperti ai giovani.

Durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento, è stato sottolineato che Restarting the Economy rappresenta la prima grande occasione internazionale di EoF fuori da Assisi, portando lo “spirito di Assisi” vicino a Roma e al Papa, senza tuttavia la presenza diretta di Papa Francesco. Questo ha segnato un’estensione significativa dell’iniziativa in vista del Giubileo, mantenendo saldi i valori della conoscenza, della fraternità e della responsabilità sociale.

La presenza di centinaia di giovani da oltre sessanta Paesi ha mostrato la dimensione globale dell’iniziativa: un laboratorio di idee e proposte per un’economia più giusta, inclusiva e sostenibile. Non si è trattato di una semplice discussione tra esperti, ma di un vero e proprio momento collettivo di costruzione di senso, dove le prospettive locali si sono intrecciate con visioni globali per ripensare insieme il presente e il futuro.

L’esperienza di Restarting the Economy ha un significato diretto anche per i giovani partecipanti: ha offerto loro uno spazio in cui le proprie idee non erano ascoltate da lontano, ma inserite in un dialogo reale con altri studenti e con professionisti impegnati in prima linea su temi cruciali come lavoro, ambiente, sviluppo sostenibile e tecnologia etica. Questo ha reso possibile non solo comprendere i problemi, ma anche *partecipare attivamente* alla ricerca di soluzioni concrete e condivise.

Il concetto di Goal Zero

In questo contesto si inserisce il concetto di Goal Zero: un obiettivo che punta a ridurre al minimo sprechi, danni ambientali e disuguaglianze.
Durante il suo intervento, l’esperto Stefano Rozzoni ci ha invitato a non considerare il Goal Zero solo come un parametro tecnico per le aziende (come il semplice “impatto zero” delle emissioni), ma come una vera e propria tensione etica. Goal Zero non significa perfezione immediata, ma indica una direzione: è la volontà costante di tendere a un modello più responsabile, riducendo progressivamente l’impatto negativo delle attività umane.

Come ci ha spiegato Stefano, bisogna imparare a “pensare all’astratto”: non fermarsi all’azione visibile (il riciclo, il pannello solare), ma capire il pensiero che c’è dietro. Il vero Goal Zero si raggiunge quando cambia la mentalità, passando dalla logica del “consumo e scarto” a quella della cura e riparazione.

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Il passaggio della Porta Santa: un simbolo di cambiamento

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La Basilica di Santa Maria Maggiore non è una chiesa qualunque: è una delle quattro Basiliche Papali di Roma e custodisce una delle Porte Sante che vengono aperte solo durante gli anni giubilari.
Attraversare quella soglia ha avuto per noi un significato che va oltre il turismo o la semplice tradizione religiosa. Nel linguaggio del Giubileo, varcare la Porta Santa simboleggia un “passaggio”: lasciarsi alle spalle il passato per entrare in una vita nuova. Per noi, reduci dall’evento Restarting the Economy, quel gesto ha assunto un valore simbolico preciso:

• Uscire dalla logica di un’economia che scarta, inquina e crea disuguaglianze;
• Entrare in uno spazio di responsabilità, impegno e cura per il futuro.

Non è stato solo un rito, ma la presa di coscienza che il cambiamento richiede un passo fisico e concreto. Una volta all’interno, il silenzio della Basilica ci ha accolti per l’omaggio alla tomba di Papa Francesco. Lì abbiamo capito che quel “passaggio” attraverso la porta era anche un invito a non fermarci sulla soglia delle buone intenzioni, ma a entrare decisamente nel merito delle questioni, portando avanti le idee di fraternità e sostenibilità che il Papa ci ha affidato.

La tomba di Papa Francesco

Al di fuori del programma ufficiale, abbiamo voluto rendere omaggio a Papa Francesco visitando la sua tomba presso la Basilica di Santa Maria Maggiore. Sebbene il clima del convegno fosse orientato al futuro, questo momento di raccoglimento ci ha permesso di onorare l’uomo che ha dato inizio a tutto il percorso di The Economy of Francesco. Sostare in quel luogo, a pochi mesi dalla sua scomparsa (aprile 2025), ha trasformato il nostro viaggio in un vero passaggio di testimone: le sue parole sull’ecologia integrale e sulla dignità umana non sono più solo testi da studiare, ma una responsabilità che ora tocca a noi portare avanti. È stato il nostro modo per dirgli “grazie” nel cuore della sua amata Roma.

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Inglese a scuola e inglese nella realtàScreenshot 2026-02-02 165341

Durante l’esperienza è emerso chiaramente come l’inglese abbia un ruolo diverso nella realtà rispetto a quello che spesso assume a scuola. Nella vita quotidiana l’inglese viene utilizzato soprattutto come strumento di comunicazione immediata: serve per capire, farsi capire e creare un contatto con gli altri, anche quando non è perfetto dal punto di vista grammaticale. Questa riflessione è stata rafforzata anche da un’idea condivisa dalla professoressa, secondo cui l’inglese dovrebbe essere vissuto di più come lingua di comunicazione reale e non solo come insieme di regole teoriche. La grammatica rimane importante, ma acquista senso solo quando è inserita in un contesto pratico. Negli ambienti osservati, come l’hamburgeria, l’inglese è spesso usato come linguaggio visivo e comunicativo. Molte scritte non seguono regole precise, ma riescono comunque a trasmettere un’idea, uno stile e un’identità. In questo caso la funzione principale della lingua non è la correttezza, ma l’impatto e la riconoscibilità. A scuola, invece, l’inglese viene spesso affrontato in modo più rigido e strutturato. L’esperienza vissuta ha mostrato che una lingua si impara davvero quando viene usata, quando diventa strumento di relazione e di scambio. Sbagliare, provare, adattarsi e comprendere sono parti fondamentali dell’apprendimento. Questo approccio
più pratico, in linea con le riflessioni emerse durante il progetto, rende l’inglese meno distante e più vicino alla realtà quotidiana.Screenshot 2026-02-02 165349

Considerazioni finali

L’esperienza vissuta è stata allo stesso tempo formativa e divertente. Il confronto con altri studenti, le attività svolte insieme e i momenti condivisi hanno reso il percorso coinvolgente e diverso dalla normale routine scolastica. Questo progetto non ci ha soltanto aperto gli occhi su temi concreti come energia, comunicazione, economia e società, ma ci ha anche aiutato a guardare oltre l’immediato. Abbiamo imparato a riflettere, a collegare esperienze diverse e a dare un significato più profondo a ciò che
abbiamo vissuto. Come ci ha detto Stefano, è importante imparare a pensare anche all’astratto: non fermarsi solo a ciò che si vede, ma provare a capire il senso più ampio delle esperienze. In questo modo, il percorso svolto non è stato solo un insieme di attività, ma un’occasione di crescita personale e di apertura mentale.Screenshot 2026-02-02 165358

Studenti: Jason Casarin, Alex Daeder, Daniele Turina

Docenti: Giovanni Quaini, Orietta Lancellotti

Altre presenze: moglie del prof. Giovanni Quaini




La Forza del Rispetto: Riflessioni sulla Violenza di Genere e il Ruolo della Comunità

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L’evento “In nome loro”, che abbiamo avuto l’opportunità di vivere il 3 novembre, organizzato dall’Università degli Studi di Brescia, non è stato semplicemente una conferenza o un incontro informativo, ma un’esperienza che ha toccato profondamente ciascuno di noi. Le parole di Gino Cecchettin, colpite dal dolore di una tragedia personale, hanno risuonato come un grido di consapevolezza e responsabilità. Un grido che ha fatto luce su una realtà difficile da affrontare ma impossibile da ignorare: la violenza di genere. La sua testimonianza ci ha mostrato quanto spesso questo fenomeno si nasconda tra le pieghe della quotidianità, mascherato da gesti che, all’apparenza, sembrano espressioni di affetto o preoccupazione. Ma il controllo, l’isolamento, le parole degradanti e il possesso non sono amore. Il suo intervento ci ha fatto riflettere su come la violenza possa radicarsi lentamente, quasi inosservata, in una relazione che un giorno può rivelarsi devastante.

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Uno degli aspetti più toccanti del suo racconto è stato proprio il modo in cui ha sottolineato la fragilità del confine tra una relazione sana e una che si trasforma in un incubo. Il dolore che ha vissuto, il lutto per una perdita insostenibile, non solo ha dato una dimensione umana e concreta al tema della violenza di genere, ma ci ha fatto capire che la violenza non è mai una “soluzione”. Non è una risposta all’amore, ma una perversione di esso. È un atto che distrugge, che uccide l’anima e il corpo di chi ne è vittima. Gino Cecchettin ci ha chiesto di non restare indifferenti, di non voltare lo sguardo, di non giustificare mai il comportamento violento, nemmeno quando si maschera dietro pretesti come “l’amore” o “la gelosia”. La sua esperienza, sebbene tragica, ci ha dato una lezione di speranza e di lotta per il cambiamento. Un cambiamento che possiamo promuovere iniziando dal nostro comportamento quotidiano.

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Le sue parole ci hanno fatto comprendere che il problema non è circoscritto a situazioni isolate, ma è un fenomeno che coinvolge tutti noi, ognuno a suo modo. Anche noi giovani abbiamo una grande responsabilità. La violenza di genere non è una questione che riguarda solo le vittime o le forze dell’ordine; ci riguarda tutti, nel nostro ruolo di amici, parenti, compagni di scuola e cittadini. La violenza inizia con piccoli segnali, spesso impercettibili, che se ignorati possono crescere e diventare devastanti. Possiamo, come individui, educare noi stessi e gli altri al rispetto. Possiamo intervenire quando vediamo comportamenti preoccupanti, anche se farlo richiede coraggio. E se la violenza è anche una questione di cultura, come ci insegna Gino Cecchettin, allora la cultura del rispetto deve cominciare fin da giovani.

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Questa esperienza mi ha portato a riflettere sull’importanza del ruolo della scuola, della famiglia e delle istituzioni. La scuola non deve solo trasmettere conoscenze teoriche, ma deve diventare un luogo di educazione al rispetto e alla consapevolezza. Un luogo in cui si imparano le emozioni, le relazioni, il dialogo sano. L’informazione è uno strumento potente, e la scuola deve essere il primo posto dove giovani e giovanissimi possano confrontarsi su temi delicati come la violenza di genere, imparando a riconoscerne i segni e a difendersi. La famiglia, dal canto suo, ha la responsabilità di educare all’empatia, alla comprensione, all’ascolto, elementi essenziali per costruire relazioni basate sul rispetto reciproco. Le istituzioni, infine, devono essere pronte a intervenire, a offrire supporto concreto a chi è vulnerabile, a garantire una rete di protezione per chi sta subendo violenza. Non basta più, come spesso accade, limitarsi alla denuncia dei casi di violenza, ma è necessario investire in prevenzione, formazione e supporto psicologico.

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La violenza sulle donne, purtroppo, è una realtà che non riguarda solo storie lontane, ma è una piaga che affligge anche la nostra realtà quotidiana. Negli ultimi anni, infatti, sono stati molti i casi di cronaca che hanno coinvolto la Lombardia, e in particolare le province di Brescia e Bergamo, confermando una tendenza preoccupante. La tragica morte di Maria, avvenuta solo qualche mese fa a Brescia, è uno degli episodi più drammatici che hanno segnato la nostra comunità. Maria era una donna di 42 anni che, dopo anni di soprusi, è stata uccisa dal compagno, che non accettava la sua decisione di separarsi. La vicenda ha sconvolto la città, mostrando come la violenza possa radicarsi in un contesto che sembra “normale” fino a quando non esplode in un atto di violenza inarrestabile.

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Pochi mesi prima, sempre a Brescia, un altro caso ha attirato l’attenzione delle autorità: una giovane donna di 30 anni è stata aggredita dal partner durante una discussione. La situazione è degenerate fino a un intervento dei carabinieri che ha impedito una tragedia ancora maggiore. La vittima, che aveva denunciato precedentemente l’uomo, è stata costretta a vivere sotto protezione. Questi episodi, purtroppo, sono solo la punta dell’iceberg, e sono emblema di una violenza silenziosa che colpisce spesso nel cuore delle nostre città. Nel Bergamasco, il fenomeno non è meno grave. Solo lo scorso anno sono aumentati i casi di stalking e di aggressioni fisiche all’interno di relazioni che all’inizio sembravano sane e affettuose. La rete di protezione per le donne vittime di violenza è ancora troppo debole, e se non si interviene tempestivamente, i danni psicologici e fisici possono rivelarsi irreparabili. Questi episodi sono un campanello d’allarme che dobbiamo ascoltare, affinché non diventino il triste leitmotiv delle nostre cronache quotidiane.

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Questa esperienza, però, mi ha anche dato una consapevolezza: non dobbiamo più accettare passivamente la violenza come parte della nostra realtà. Se ogni giorno scegliamo di agire, di parlare, di denunciare, possiamo davvero sperare in un futuro migliore. La lotta contro la violenza di genere è una lotta di tutti. È una sfida che ci riguarda direttamente e che dobbiamo affrontare con la convinzione che solo attraverso il rispetto, la sensibilizzazione e la solidarietà possiamo sperare di costruire una società più giusta e più umana. Ogni piccolo gesto, ogni parola, ogni azione che compiamo può fare la differenza. Non possiamo più permetterci di restare in silenzio. È tempo di cambiare le regole del gioco e di farlo insieme, per un futuro dove nessuno sia costretto a vivere nel terrore o nella sofferenza.

Moran Silvestri 5B




lo scambio culturale a Berlino

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Alla Porta di Brandeburgo

Anche quest’anno, come ogni anno dal 2012, lo scambio culturale a Berlino, della durata di una settimana, ha coinvolto in modo trasversale i ragazzi del biennio, offrendo a tutti un’importante occasione di incontro e di crescita personale. Le attività proposte hanno permesso agli studenti di avvicinarsi alla storia e alla cultura della capitale tedesca attraverso esperienze dirette e significative. Ciò è stato favorito senz’altro dalla decennale esperienza della referente del progetto, prof.ssa Berno Micaela, ma anche dal legame professionale e di cordialità che si è instaurato con i colleghi della scuola tedesca.

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Davanti alla scuola tedesca

Particolarmente suggestive sono state le visite al Museo del Muro, al Palazzo delle Lacrime, all’East Side Gallery e al Parlamento: luoghi simbolo in cui la memoria storica si intreccia con l’arte, l’architettura e le testimonianze di un passato che continua a parlare alle nuove generazioni. Ogni tappa ha offerto spunti di riflessione sul valore della libertà, sulla divisione della città e sulla sua rinascita, arricchendo la consapevolezza degli studenti.

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Museo del muro

Nonostante lo scambio sia attivo da circa dodici anni, ogni edizione rappresenta sempre un nuovo momento di crescita, un’occasione per sviluppare autonomia, responsabilità e capacità di adattamento. Conoscere da vicino una realtà diversa, condividere esperienze con coetanei di un altro Paese e vivere insieme in un contesto internazionale rende questo progetto un’esperienza unica, capace di lasciare un segno nel percorso formativo e umano dei ragazzi.

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Reichstag

Prof.ssa Miria Dal Zovo




My week in Portugal

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It’s been almost a month since the exchange in Portugal, and I still miss it.
I miss that feeling of stepping away from my everyday life and meeting new people with different habits and ways of living. The moments that left the biggest mark on me were definitely the ones I spent with my host family.

I had never taken part in this kind of exchange before, so during the two weeks before leaving I was always a bit on edge and unsure about what to expect.
About a week before the trip, I met the girl who would host me, her name is Catarina.  She texted me first to introduce herself. I did the same, and we started getting to know each other, first talking about our schools, then our daily routines, and finally some more personal stuff, like what we like doing in our free time.  Turns out we actually have a lot in common, not only now but even from our childhood.
On the day of the departure, I wasn’t too nervous because I already had a little idea of who my host was, and she seemed really kind and calm.

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When we arrived in Póvoa de Varzim, the town where the school is, we met the Portuguese group in the main square, right in front of the town hall.  I think it was a bit awkward for everyone, since it was the first time we saw each other in person.
The teachers, on the other hand, seemed to know each other already, and after chatting for a bit they started calling out the pairs.  When they called my name, I stepped forward and finally met Catarina in person, she was small and spoke softly, just like I imagined.

That evening, I also met her parents. Once we got home, we had dinner together and talked a little.  Except for a couple of days, she didn’t come with us on the group trips, so we mostly spent time together in the evenings after I got back.
Those were actually the moments I enjoyed the most, because we were in a relaxed environment, just talking about random things.
She showed me her collections and told me the stories behind the objects she keeps in her room.
Some evenings we played cards or video games together, it really felt like having a new sister.

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Unfortunately, that week also came to an end.
Saying goodbye to her and to the other Portuguese students was pretty sad, but all the happy moments we shared throughout the week made up for the sadness of the last day.
I’m really happy with how it all went and grateful I took part in it. Even if it only lasted a short time, having a different routine, especially in another country, makes you curious about more things and teaches you to be open-minded.

I can’t wait to host them here in Italy and show them my city. It was a trip that made me grow and that I’ll never forget

 

Francesco Pini – 3ªE




Scambio culturale col Portogallo

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Di recente degli alunni di classe terza della nostra scuola hanno partecipato al progetto di scambio culturale in Portogallo, con la collaborazione del liceo ESEQ di Povoa de Varzim.
Gli studenti della 3A che hanno partecipato a questo viaggio condividono qui la loro esperienza.

Gianmarco Borsarini

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“Purtroppo, la famiglia del luogo stava vivendo il lutto della nonna dello studente; nonostante abbia passato una sola settimana con lui, ho sentito la tristezza che ne è derivata, tanto che ho seriamente pensato a cosa avrei fatto io, se avessi vissuto questa esperienza. Nonostante questo momento particolare il ragazzo è stato comunque presente a tutte le attività con un sorriso costante.

Ho vissuto questa settimana come una “prova” a quello che penserò di fare una volta finito l’Itis.”

Gianluca Cristofolini

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“Durante lo scambio culturale in Portogallo ho imparato a cavarmela in situazioni fuori dalla mia zona di confort. Mi è rimasta la sensazione di quanto sia importante aprirsi agli altri, anche quando la lingua o le abitudini sono diverse. Ho conosciuto persone con modi di vivere e pensare lontani dai miei, ma con cui ho trovato punti in comune.

Mi porto a casa una mente un po’ più aperta, più indipendenza e la consapevolezza che uscire dal proprio mondo vale sempre la pena.”

Nicola Paghera

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“Mi è piaciuto molto attraversare il cammino di Santiago. Questo si divide  in 3 principali vie: una che parte dalla Francia, una dal Portogallo e una dalla Spagna. Qui i pellegrini giungono ai pressi del monte del gozo (felicità) dove possono vedere la cattedrale di San Giacomo.”

Lorenzo Rossini

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“Da questo scambio ho imparato a essere più indipendente anche quando i professori ci lasciavano girare per le città da soli e quanto sia importante conoscere l’inglese per comunicare con persone di altri paesi.

È stata una bellissima esperienza che mi terrò per tutta la vita.

Credo che proposte didattiche come queste dovrebbero essere estese a tutti gli studenti volenterosi.”

Lara Soler

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“Questo viaggio in Portogallo mi ha dato molte esperienze nuove. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata la differenza tra la nostra e la loro scuola; hanno due idee totalmente diverse: loro come mentalità sono più aperti, ad esempio, gli alunni possono uscire dalla scuola quando vogliono e hanno una aula studenti molto bella, all’interno di questa sono presenti divanetti, una mensa, wi-fi e delle cassette dove si possono caricare i telefoni.

È un viaggio che propongo a tutti, un’esperienza indimenticabile.”

Ari Wurster

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“Di questa esperienza conservo dei bellissimi ricordi della città di Porto, il cammino di Santiago e i momenti passati con la famiglia ospitante.
In particolare la visita alla cattedrale, di cui mi ha colpito maggiormente l’architettura e la felicità che si percepiva nella piazza colma di pellegrini giunti da tutto il mondo per celebrare la conclusione del pellegrinaggio tanto desiderato.

Grazie alla famiglia sono riuscito a visitare lo stadio della squadra di calcio del Porto.”

 

Ragazzi della 3ªA, redatto da Francesco Fazi (4ªI)




Conferenza del 4 Novembre

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Il 4 novembre, in occasione della celebrazione del Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, si è tenuta presso l’Aula Magna dell’Istituto una conferenza dedicata al valore storico e civile di questa importante ricorrenza.
L’incontro ha visto come relatore Morando Perini, già sindaco di Lonato e vicepresidente provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci della Prima Guerra Mondiale.

Nel corso dell’intervento, Perini ha ripercorso le origini e le cause che portarono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914, spiegando come essa nacque da forti tensioni politiche, economiche e territoriali tra le maggiori potenze europee.
L’Italia, pur aderendo formalmente alla Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria, decise inizialmente di non prendere parte al conflitto, in quanto l’accordo aveva scopi difensivi e la guerra era stata avviata dagli alleati.
Soltanto l’anno successivo, nel 1915, dopo la firma del Patto di Londra, il nostro Paese entrò in guerra al fianco dell’Intesa, opponendosi così all’Austria-Ungheria.

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Una parte particolarmente toccante della conferenza è stata dedicata alla figura del Milite Ignoto, simbolo di tutti i soldati italiani caduti senza nome.
Il relatore ha ricordato che quel giovane, scelto tra tanti, rappresenta idealmente ogni combattente che perse la vita senza essere riconosciuto, costretto a una guerra che non aveva cercato e lontano dagli affetti familiari.

La sua sepoltura, collocata all’Altare della Patria a Roma, è realizzata in marmo di Botticino, proveniente dalla provincia di Brescia.
È stato inoltre citato l’esempio di Luigi Gallina, un soldato ventottenne caduto in battaglia, il cui nome figura tra quelli presi in considerazione per la scelta del Milite Ignoto, a testimonianza del sacrificio di tanti giovani senza volto.

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Nelle sue riflessioni conclusive, Perini ha voluto rimarcare come il 4 novembre non debba essere visto soltanto come un momento celebrativo, ma anche come un’occasione per meditare sui valori della pace, dell’unità e della libertà.
Attraverso episodi e testimonianze, ha messo in luce il profondo legame tra memoria storica e responsabilità civica, ricordando che le conquiste e i diritti di cui oggi godiamo sono il risultato del coraggio e della dedizione di chi ha combattuto per la patria.
La conferenza si è rivelata un’importante occasione di crescita civile e culturale, capace di rinnovare il senso di riconoscenza verso i caduti e di rafforzare nei giovani l’impegno a custodire la pace come bene supremo e fondamento di ogni società democratica.

Naghib Matteo, 5ªCD